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Dimitri Giannina, “Liparis indios”, ceppo d’abete con tarlo, rifile di larice, corna di cervo, tegole in acetato con bos...
28/10/2026

Dimitri Giannina, “Liparis indios”, ceppo d’abete con tarlo, rifile di larice, corna di cervo, tegole in acetato con bostrico, aghi, pino, larice, foglie di faggio, cenere, pietra vulcanica, gomma da irrigazione giardino, gum tecnocap, griglia in lamiera per scolo idrico, dimensioni variabili, 2026;
“Nemoralis do butano”, elementi cilindrici in cotto, due tele 2x2 m. di diversa grammatura, ripiegate, una dipinta con pastelli ad olio, evidenziatori stabilo, grafite da carpenteria, spray, pennarelli vari, sasso trovato sui piani di Son Forca Cortina, dimensioni variabili, 2026;
“Omaggio al Mostro, παιάν”, 120x120 cm, acrilico e spray su tela, 2026.

www.dolomiticontemporanee.net/dimitri-giannina-nemoralis-do-buraco-liparis-indios

“LIPARIS INDIOS è il lavoro più legato al territorio, che affronta il tema della visibilità attraverso l’osservazione delle specie botaniche e forestali, in particolare l’orchidea del Vajont ... nasce così una prima osservazione sulle piante pioniere le quali come l’arte vanno nel nuovo, sconosciuto per altri. L’installazione nel suo progredire si palesa con una desertificazione di materiali ad indicare l’avvicendamento delle piante che ora si impongono con sviluppi d’alto fusto e di fogliame proprio impedendo così la penetrazione alla luce .… alterando la visibilità alla luce alterando i rapporti ma in maniera totalmente naturale … questo, ipercollegando, si collega in qualche modo al tema del sorpasso generazionale che avviene quotidianamente al cambio di visione all’osservazione della luce da un altro nodo … il nodo dell’albero è l’occhio del mostro e il punto di partenza per un albero, per cercare attraverso il ramo la luce la visione la visibilità la stessa che con un obiettivo tentano d'acchiappare le nuove generazioni dotate del costante terzo occhio del nodo fotografico che attraverso la diffusione istantanea socialmediatica catturano nuova luce e la proiettano in dati di visibilità che vuoi che ti dica degli anelli lignei di follower … l’avvicendarsi delle specie avviene in natura quasi in modo impercettibile sembrando questa sempre immobile ed immutabile, il cambiamento sociale dei social è, volendolo, quasi allo stesso modo, avvenuto per la montagna in modo silenzioso fino a quando il bostrico tecnologico non ha reimpostato in loop le immagine di sé e delle Tre Cime palesando questo cambiamento anche tra di noi ...

LIPARIS INDIOS è una sorta di monastero-teca, la sua spina dorsale riporta delle tegole acetate per occhiali che custodiscono bostrico piante pioniere cenere e lava, in una cadenza temporale, ad indicare questa evoluzione paesaggistica ... l’intento è quello di utilizzare le tegole anche a scopo didattico, come una sorta di trapianto midollare: un ringraziamento va a R.oberata d’Andrea (ndr: Roberta), una dendrologa della zona, per il supporto scientifico e a Simone Frescura per la fornitura delle tegole con i licheni dalle quali lui ricava i suoi occhiali e a Vincenzo celere falegname come nota e amigo (ndr: l'untore persino del lastrico di Casso). L’installazione prevede l’utilizzo di luce naturale per I’illuminazione dei due nodi-occhi-schermi, così da introdurre la monstrificazione naturale del paesaggio e poi tanta altra confusione a imprimersi nel mondo dalla mia testa ...”

“NEMORALIS DO BURACO è un (autoritratto retrattile/ripiegato) unico processo temporale che mi lega ad un articolo nel quale si racconta della devastazione della foresta e del conseguente sterminio delle popolazioni indigene fino alla creazione di un oceano di ceppi e luce nel mezzo del quale è sopravvissuta una sorta di piccola isolaforesta, una sorta di annientamento visivo di alberi una visibilità al contrario una visibilità dalla quale INDIOS do buraco fuggiva scavando buche profonde tre metri per uno, un isolamento dalla sovraesposizione della stratificazione umana.”
D. Giannina

Il terzo lavoro è un Peana di Bordo, generoso ringraziamento al Mostro e Diario perimetrale di una Conversazione Zurreale tra gli Uomini, gli Dei, gli Animali.

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Le opere sono state realizzate per la mostra “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Domenica 25 ottobre '26 / Dentro alla Grotta del Bosco / Landre Scur di Claut / La Semina nella Roccia.Quante cose e in ...
26/10/2026

Domenica 25 ottobre '26 / Dentro alla Grotta del Bosco / Landre Scur di Claut / La Semina nella Roccia.

Quante cose e in giro sai, fiamma che sprizza dalla spelonca, scintilla dall’incudine ghiaccia di pietra, così si diffonde.

Ieri, domenica 25 ottobre 2026, DC ha completato il ciclo friulano del programma Diffuso Connesso 2026, che dopo le azioni a Casso e a Forni di Sopra (con i talk “Patrimonio o Matrimonio? e “Pineland Play”), ci ha portati a Claut, in Valcellina, per l’escursione di studio, analitica e prodromica, de “La Grotta del Bosco”, nel Landre Scur del Resettum.
Era freddo ieri, ma noi ce ne aspettavamo di più, quindi è andata bene, assai bene, in questa giornata ricca, pregna di spunti e scambi e discussioni e proiezioni a ve**re, scalare, connettere.
Non c’era un gran sole, per fortuna, Grazie A Dio, così le foto di Teresa De Toni, che documentano l’esplorazione territoriale e ipogea, non risultano tutte impallate o brutalizzate dal maledetto “foliage” [che è una spadellata di frittura strapinta che sovreccita la corteccia visiva e droga i coni in V4 deferendoli all’epidermide estetica, in tal modo spingendoci a richiamare certe benedizioni sachsiane d’acromatopsia o certa procace cecità diderotiana chessia], e son salve. Sta parola malenca travestita, “foliage” imperversa in questa fase autunno, ogni volta, istantanea, ineluttabile, orba (Wille sum Leben) manifestazione del freddo che scalda i supinidi, un pò come la cimice, senza pace né scrupolo né pudore alcuno, si tratta di uno dei più retorici virus visivo-narrativi di stagione, peggio del raffreddore perché quello almeno non lo contempli ma strombi, una gran br**ta influenza insomma, con la quale ogni turista e fotografo naturalista-onanista, perlopiù occasionale (come ogni banale ombra del male), si riempie la bocca e ci incaglia gli orecchi, infestandone i media in questi maravigliosi giorni della luce d’incendio nitida d’ottobre alle Selve della Montagna e alle sue fronde trafitte dalla dolcezza del raggio raggiro, e così via, cacciatori d’immagini, cacciatori di frodo, bracconieri della banalità, beatificatoli della verzura di natura, esteriorizzatori compulsivi, ma questa era solo una parentesi ultremporaea, e così ci siamo rifugiati nel Ventre della Montagna, preservata dagli umidi stillanti fuoriteatro, gnentespettacolo, tuttounoscavo.

Insomma, alle 10.00 c’era l’appuntamento al parcheggio di Casera Casavento, tutti a convergere lì, gli artisti dalla Residenza di Casso (che è nella Canonica di Don Fabiano: grazie a lui, che è un Prete-rider, veloce), questi Giovani Mostri Insaturi, che tornano e si allargano, li abbiamo raggruppati dapprima al Bar da Mario di Claut, erano in leggero ritardo dato che Ronchi la sera prima aveva deciso di metter su un Festival Della Luce Fanale ecco di fronte al Toc, e quindi la batteria del suo veicolo risultava esanime, Diletta ha dovuto rianimarla con i cavi, sempre operazioni di rigenerazione noi, poi oggi La Candela ma insomma, e dunque questi ragazzi captativi son riusciti ad arrivare al Bar, dove noi avevamo già trovato Emiliano Oddone, geologo per emozione (scienza ricerca sentimento e perzuazione) e c’eravamo fatti il primo tè antisettico alla grappa col miele. Ah, salendo al mattino avevamo sentito anche Fabiano De Filippo, che ci ha detto dell’infortunio brutto ad Angelo, non son lievi i lavori boschivi né leggeri i tronchi all’esbosco, neanche a questa famiglia esperta e capace e brava, Grandi Cervi e Fucili sui Furgoni, abbracci e auguri, grandi anche questi. Vito, invece, Non Sente La Luce, nemmeno quella, pace all’anima minuscola sua, tira giù la persiana e vai a dormire.

Quindi è arrivato Francesco Dainese, e siamo andati, risalendo il Cellina su per la Val de Cea oltre Lesis, gli altri eran già avanti, Anna e Seba, e al parcheggio ci aspettava Alberto Gattel, la nostra guida di giornata, lui a rappresentare e contare di queste recenti scoperte rilevantissime sui dedali ipogei della zona a cura del Gruppo Speloelogico di Sacile, non solo la nuova articolazione del Landre che si espande, ma anche i quattro chilometri tentacolari della Casa dei Vent al Conciavath, e i collegamenti: di questo esteso sistema carsico? Siamo naturalmente nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, e infatti a quel punto è rivato anche Giuseppe Pitoni, che ci ha portato il suo (e oramai anche nostro) amico Mario Davide Boschi, esperto eccome di ste terre e dei loro paraggi, Mario con quei mustacchi bellissimi, averlo con noi è stato un onore e un piacere, ci eravamo scambiati confidenze e tenere effusioni e rudi gentilezze e lacrime fiere, piene di dolore e sorriso, mai nulla detto per dire, ma l’essere in con-ve**re, il giorno prima, sempre a Claut, mentre affilavamo le timidezze.

A questo punto eravamo tutti là, insieme ad un gruppo di pordenonesi e ad alcuni altri per sto dialogo camminato addivenuti, tra cui Marco e Erika, e siamo partiti pel sentiero 962, sali e cammina. Diverse tappe per la via, ogniqualvolta noi chiedevamo a Emiliano, Alberto e Giuseppe qualche ragguaglio su qualche faccenda incrociata: di foresta, di sentiero o di disgaggio, di certi candidi blocchi ortogonali soavemente poggiati nel bosco che abbiamo già descritto altrove, tagliati da un grande coltello filato, coi piccioli soffici boschi all’apice del piano più alto muschiato; o di certi altri buchi e camini tiranti dell’arie fredde oppure calde e insomma del dedalo cavo sotto ai nostri piedi e sì via.

Su insomma ed infine siamo giunti alla Bocca dell’Antro del Landri, che si presenta, nella sua camera d’accesso, come un gran bel pezzo d’architettura, convenivamone con Emiliano Di Festa, una casa in cui le grigie sezioni-parete e tettoniche e piedritti e chitravi saettati ordiscono un segno di casa che anticipa l’intreccio meandro della vasta urbanistica interra.
Là dentro abbiamo mangiato e parlato, senza addentrarci oltrepozza.

Alberto ci ha raccontato bene del senso e della logica pazza lucida pratica speleo, di come progredisca quest’esplorazione penetrativa dei visceri invisti, di come questa definizione e discoperta d’una geografia interiore prenda sviluppi di mappa in catasto e mentale, di come star sotto e star dentro alimenti energie pricotelluriche traccianti e sì via: buoni gli incroci tra lui ed Emiliano, difficile che uno speleologo non sia interessato, o esperto, di geologia, oltreché di tecniche alpinistiche: e talvolta anche d’insetti abissali e harsh noise, nevvero, Fabrizio? Fabrizio era già al Landre, quando siamo saliti, ci aspettava, lo sapevo.

Ora, tutte le parole e i pensieri e le danze e gli spunti che son fioriti là, prenderanno forme, insieme al lavoro di scavo indescrittivo che svilupperanno gli artisti, prenderanno forme chiare, consulte e trasforme, che raccoglieremo in un’edizione, della quale vi diremo a breve e non ora: ma già sapete a sto punto di quest’esito ulteriore che viene, insieme ad altri.

Faremo entrare ed uscire diverse atmosfere dal Landre e il Getto ben denso della sua Lingua Atomica Risonante, per tracciarne alcune vie con l’arte, la cultura, le tecniche d’innesto, polisemantiche, antispeciste: anche qui vedrai come più avanti.

Poi siamo scesi, tornati alle auto a Casavento, tornanti stretti nel bosco, verso Claut con una vitella recalcitrante da asfalto, quindi al Bar Cellina, Osteria storica che fu, che è superanimata dal nostro amico caro Daniele Borsatti, che è più o meno l’unico abitante della tra Casso e la Valcellina che sa accoglierti con dei sorrisi ottimisti e della battute bonarie, che cavolo ci faccia tra sti legni umani (ne amiamo alcuni) non si sa proprio, sembra la loro nemesi, contraltare, ironico stigma, etcetera, là ci siamo sollazzati e riscaldati tra chiacchiere e bevande, tonando Dei Pagliacci Mascherati con qualche avventore avventato, cielo s’oscura, viene la notte, partimmo per Casso e gli altri quartieri e bivacchi, tra cui quel di Tisoi che s’infiamma di ghisa, gli artisti alla Canonica risotto con la zucca e lo Speck (grazie Catalin, Becher, sempre con noi questi partner, ordai tutti), una zoca piena di chiodini prima del crepuscolo, a smascellarne la carne croccante, piccoli, compatti, ben tosti: che non san poi da un ciazso, gli è foliage (apparenza) di papilla, funzioni decidue… … …

Nicola Fraticelli, “a cena finita”, olio su tela, 30x20 cm, 2024; “banco”, olio su tela, 21x15 cm, 2024.“Una tavola imba...
26/10/2026

Nicola Fraticelli, “a cena finita”, olio su tela, 30x20 cm, 2024; “banco”, olio su tela, 21x15 cm, 2024.

“Una tavola imbandita ma non c’è niente da mangiare.
Mi è sembrato di sentire dei rumori prove**re dalla stanza di là.
Apro il frigo ma è vuoto, santo cielo di nuovo.
Chi è che pensa all’ordine e all’estetica delle pietanze sul banco della macelleria?
Starei a guardarlo per ore.
Non sono riuscito a comprare niente per non rompere il ritmo dei rollè al tacchino.” N. Fraticelli

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L’opere son parte di “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Massimo Stenta, “Towel Painting N5”, tintura su asciugamano, 37.5x29 cm, 2017.“Sono interessato all’aspetto materiale de...
24/10/2026

Massimo Stenta, “Towel Painting N5”, tintura su asciugamano, 37.5x29 cm, 2017.

“Sono interessato all’aspetto materiale della pittura, alle superfici e alla fisicità dei materiali utilizzati. Dipingo su cotone sottile, poliestere e sulla superficie spugnosa degli asciugamani. In certi casi il reticolo della fibra sintetica, appena trasparente, lascia filtrare la luce rendendo visibile una texture simile a quella dei pixel di uno schermo. In altri la materia si fa più spessa e plastica, mostrando delle pieghe, delle grinze simili a graffi o cicatrici. Tele libere appese a parete con grandi chiodi lucidi e piccoli asciugamani dalle forme goffe sono accostati in modo da generare un contrasto corporeo. Questi tessuti modulano il colore lasciandolo vibrare e sfruttando la seduzione dolce della precarietà.

Nella serie Towel Painting ho utilizzato la tintura per tessuti su asciugamano. L’intento è di avere meno controllo sulla composizione del quadro senza lasciare tutto al caso. Il supporto stesso sceglie come assorbire la pittura e di conseguenza si costruisce e si modella in autonomia.” M. Stenta

“… ma secondo me gli asciugamani ci potrebbero stare ... sono un po’ dei paesaggi sporchi pieni di microorganismi mostruosi dati sempre per scontato ... un’igiene bastarda che ti frega ... pulisce ma in realtà è il covo di miriadi di micro-mostri …” (da un’intercettazione di Enej Gala a proposito del lavoro di Stenta, da lui generosamente caldeggiato, ECG).

L’opera è parte di “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Elia Peruffo, “Come stai”, argilla cotta colore acrilico, misure variabili, 2026; “Il vecchio”, argilla cotta colore acr...
22/10/2026

Elia Peruffo, “Come stai”, argilla cotta colore acrilico, misure variabili, 2026;
“Il vecchio”, argilla cotta colore acrilico, misure variabili, 2026;
“L’uomo perfetto”, polistirolo gesso stucco colore acrilico, misure variabili, 2026.

“La scoperta della scultura, nel senso pratico-lavorativo del termine, ha messo in discussione e rielaborazione la pratica pittorica che ho sempre, eccetto piccoli fuoristrada, utilizzato per esprimere/ far sfociare qualcosa. Apprezzo il senso materico che ruota nella scultura, è genuina e grezza ma contiene potenza, meno di impatto visivo a parer mio ma non da meno: una scultura in argilla cotta per poi colorarla a piacere.

Elia Peruffo, “Briscola e mostri”, olio e acrilico su tela, 20x30 cm, 2026;
“Briscola e mostri”, acrilico e olio su tela, 30x20 cm, 2026;
“Briscola e mostri”, acrilico e olio telato, 22 cm di circonferenza, 2026;
“Briscola e mostri”, acrilico e olio su tela, 20x30 cm, 2026.

“Serata in canonica, c'è solo la briscola come pasto principale, da tranquilli che erano, vittime e carnefici si trasformano da persone a mostri, questa è la briscola.”

Elia Peruffo, “Schizzo hit”, olio su tela, 50x30,5 cm, 2026.
“È il disegno di un bambino così semplice e pieno che si forma soltanto quando non ci pensi.”

Elia Peruffo, “Pietra”, matita e acrilico su carta, 49x71 cm, 2026.
“Belle le finestre fanno da medium tra noi e il sogno c'è invece chi vola già sognando e quando sono chiuse frenano il loro pensiero e a guardarli spegnersi ci spegniamo un po' anche noi.”

Elia Peruffo, “Non puoi saperlo”, olio e acrilico su tela, 20x25 cm, 2026.
“Può essere che si liberi o che possegga non capisci cosa stia facendo è così buono o così cattivo.” E. Peruffo

Elia Peruffo, “Senza titolo”, grafite su carta, 13 x 9 cm, 2026.

Le opere sono state realizzate in residenza a Casso a luglio ‘26, e sono parte di “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Riccardo De Luca, “Cane”, acrilico su tela, acrilico su tela, 35x45 cm, 2026 “Abbiamo guardato film horror anni 60-80, t...
22/10/2026

Riccardo De Luca, “Cane”, acrilico su tela, acrilico su tela, 35x45 cm, 2026

“Abbiamo guardato film horror anni 60-80, tornato a casa ho mangiato patate ed aglio. Non so quale delle due cose abbia maggiormente influenzato il dipinto.”

“Cane e rana”, olio su tavola, 25x20 cm, 2026

Dalla fantasia con furore:

“Cena con sorpresa”, acrilico su tela, 35x45 cm, 2026

“Abbiamo mangiato uova sode, alcune erano strane.”

“Bestje”, acrilico su tela, 35x45 cm, 2026

“Ogni tanto voglio anche ricordarmi di essere più tecnico di quanto solitamente faccia trasparire. Partire dall’immaginazione mi fa sentire ancora più figo se viene un bel pezzo. Non sempre viene un bel pezzo.”

“Ricorda ciò che sei”, olio su tela, 44,5x35 cm, 2026

“La cosa che più mi ha attratto di questo soggetto è che sono l’evoluzione dei t-rex. O di qualche altro dinosauro.
Le ho trovate a Casso in paese.”

“Spesso mi fermo a disegnare qualcosa, è più rapido che en plain air. Disegno molto anche immaginando, soprattutto i dipinti. Mi permette di ti**re fuori varie sfaccettature, soprattutto i mostri. Mostro è qualcosa che esce dall’ordinario. La pittura mi permette di conoscere le parti non ordinarie. Il luogo non cambia la persona, tira fuori altri lati di questa, non ho dipinto i paesaggi del posto ma i mostri che ne sono emersi.
Se parto da una foto è per una farmi sega. Con le galline mi sono voluto fare una sega.” R. De Luca

Le opere sono state realizzate in residenza a Casso a luglio ‘26, e sono parte di “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Silvia Pezzi, “Tenera carne”, olio su tavola, 80x60 cm, 2026; “Nel nido di perla volano mondi I”, grafite su carta 24x30...
19/10/2026

Silvia Pezzi, “Tenera carne”, olio su tavola, 80x60 cm, 2026; “Nel nido di perla volano mondi I”, grafite su carta 24x30 cm, 2026; “Nel nido di perla volano mondi II”, olio su tavola 35x35 cm, 2026; “Alla sorgente I”, pastelli e acquerello su carta, 24x30 cm, 2026; “Alla sorgente II”, acquerello su carta, 24x30 cm, 2026; “Senza Titolo”, acquerello e grafite su carta 24x30 cm, 2026; “Gioco di ragazzina”, acquerello e grafite su carta 24x30 cm, 2026; “Le gambe degli uccelli”, olio e pastello su tavola 30x45 cm, 2026; “Senza Titolo”, grafite e china su carta 24x30 cm, 2026.

Tenera Carne: “Portare ciò che è dolce, roseo; la tua bocca, alla mia raccogliere le briciole mentre tra i denti stringe il grasso.” S. Pezzi

Nel nido di perla volano mondi: “La casa celata nella trama lasciata dalle bisce, dove il bisogno si è agganciato è una forma che ancora mi tradisce.”

Alla sorgente: “Una traccia amorfa si perde lungo i letti.”

Le gambe degli uccelli: “Come negli animali che non hanno bocca, so cosa stai pensando; un grumo di suoni si dimena sotto i tuoi piedi, l’aria ne è piena:
scompaiono i letti, le finestre, le scarpe, i calzini sul parquet, se ne va anche la luce.
sei n**o e non puoi più muoverti.”

Sui disegni: “sono un modo di giocare con quello che non so e che non vedo, di mettere mano a quello che sta dietro a tutto, in cui riscoprire un’ingenuità libera”. S. Pezzi

Le opere sono state realizzate in residenza a Casso a luglio ‘26, e sono parte di “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Emma Soddu, “Voce fuori campo: ‘tutti si alzarono, si presero per mano e si inchinarono davanti al mostro’”, acrilico su...
15/10/2026

Emma Soddu, “Voce fuori campo: ‘tutti si alzarono, si presero per mano e si inchinarono davanti al mostro’”, acrilico su tela, 100x130cm, 2026.

“Riccardo De Luca, Lorenzo D’Anella, Giorgia Martinuzzi, Angelica Renzi, Emma Perona, Silvia Pezzi, Sergio Gagliardo, Francesco Ronchi, Lorenzo Piazza, Elia Peruffo presentano il teatro degli orrori.
Unica scenografia un tavolo, un’atto notarile di si*****te e una pentola di pasta.” E. Soddu

Le opere (questa e i disegni che pubblicheremo poi) sono state realizzate in residenza a Casso a luglio ‘26, e sono parte di “XILOMONSTERS - Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio”, Nuovo Spazio di Casso, 1 agosto/31 dicembre 2026, info concept e orari su www.dolomiticontemporanee.net

Foto: Teresa De Toni

Domenica 25 ottobre, La Grotta del Bosco, talk al Landre Scur di Claut, Diffuso Connesso '26 Chap. III. La Grotta del Bo...
13/10/2026

Domenica 25 ottobre, La Grotta del Bosco, talk al Landre Scur di Claut, Diffuso Connesso '26 Chap. III.

La Grotta del Bosco è il Landre Scur, questo anfratto gigantesco nel territorio di Claut, Valcellina. Una grotta carsica, sul lato settentrionale del Monte Resettum, a 1113 metri. Una bocca assai grande: l'ingresso è costituito da un'apertura di venti metri circa di diametro. "L'unico modo di sfuggire all'abisso è di guardarlo e misurarlo e sondarlo e discendervi". Questa citazione di Pavese è ripresa dal Gruppo Speleologico di Sacile, che negli ultimi mesi ha esplorato "le zone alte del landre scur, effettuando una serie di nuove scoperte che "continuano ad alimentare l’ipotesi di un sistema sotterraneo molto più vasto e complesso".

Gli Speleologi di Sacile saranno con noi domenica 25 ottobre, proprio al Landre Scur, dove racconteranno le nuova geografia ipogea, dialogando con il geologo Emiliano Oddone, con DC e con gli artisti anche qui coinvolti (Francesco Ronchi, Giorgia Martinuzzi, Lorenzo D'Anella, Angelica Renzi, Giulio Tesorati, Emma Cademartiri, Umberto Ropa Foscarino, Filippo Lunardon) [...] Tutto 'sto discorso sul valore della ricerca e sulla necessità dell'attenzione, per produrre altra attenzione e qualità e valore, aumentandone la massa complessiva, è un discorso sulla luce nella caverna. Non trincerati nell'Iperuranio, non necessariamente o esclusivamente esegeti platonici, come chiunque sia anche nella mente ci occupiamo della relazione tra sensibile e extrasensibile, tra cose e idee. Mostri catenati, mostri catenanti, per chi scala talvolta lo speleologo assume la sembianza di un pazzo curvostrisciante che brama la costrizione, mentre i pensieri che strisciano e insinuano prendono per gli anfratti le vie dell'acqua o crepano le crode, infiltrando umidi pertugi, ecco talete, per noi che spremiamo le crode, per idratare le nostre litiche vene. Scavare la roccia è scalare il pensiero, se mi capisci e non usi l'ascensore nella montagna, che è la pietra più spessa d'imposta, protegge e custodisce lassotto ai pesanti e grigi filtri profondi la camera ardente senza morti né ustioni, dove la luce e il calore s'ispargono attorno in gran quiete di nocciolo splendendo nei cieli specchiati, proprio come di fuori là sopra i cantori (aedi, pastori, astronauti, cantori), levan le note a incastrarsi nei cunicoli anfratti asteroidi. Penetrare è approfondire, dice a sé stessa quell'ombra silente dell'encefalo, mentre si cala dalla corteccia al bulbo per la fessura centrale [...]

Continua a leggere programma e concept qui: www.dolomiticontemporanee.net/domenica-25-ottbre-26-la-grotta-del-bosco-talk-al-landre-scur-di-claut

Ierdomenica a Forni di Sopra era giorno del Pardon dal Rosari, che sarebbe qui la Festa del Ringraziamento, nonché la Fe...
12/10/2026

Ierdomenica a Forni di Sopra era giorno del Pardon dal Rosari, che sarebbe qui la Festa del Ringraziamento, nonché la Festa dei Lustri Matrimoniali, e questa è una tradizione tenuta in questa Carnia del Tagliamento, dopo la Messa Granda mattutina alla Parrocchiale di Santa Maria Assunta c’è la Processione per il paese con la Statua della Madonna del Rosario, e una gran partecipazione, e però noi non abbiamo partecipato, mica per un rifiuto del Sacro che invece da sempre studiamo (studiamo anche Dioniso), il fatto è che avevamo raggiunto gli artisti già qui in Residenza il pomeriggio del sabato, perché al mattino di domenica aprivamo le danze di Pineland Play, e difatti l’abbiamo aperte.

E’ questa la prima giornata pubblica di talk, confronto e discussioni esplorative rispetto alle (vaste) risorse, ambientali e culturali, di cui dispone il paese, e della rigenerazione possibile di alcune sue strutture emergenti sommerse, Pineland e l’ex Colonia Oda tra queste; codesti son due oggetti storicamente problematici con un potenziale intatto, che si vorrebbe ribaltare verso una visione d’utilizzo sensata, e forse diversa da quella che ti aspetti.
Ieri è stata dunque la prima giornata a Forni tra quelle che verranno, ma non in assoluto. Qua infatti conosciamo e stimiamo molte brave persone sin dal 2013, quando avviammo il programma triennale di “Paesaggi Contemporanei”, che ci legarono al paese e ai suoi abitanti, costruendo le prime relazioni strutturanti, umane e sociali e di simpatia culturale.
Poi per anni siamo andati nel mondo e nelle Dolomiti per altri siti, ma da Forni siamo sempre ripassati, e ora siamo tornati con una prospettiva di ricerca e lavoro pluriennale, che vedrete fiorire, e che ci farà fare molte cose qui, insieme al Comune, alla Regione, alle aziende e imprese con cui collaboreremo, alle Università ed ai partner, sempre cantiere, tutto in costruzione, l’obiettivo è smuovere e produrre, non stabilizzare, e così via.

E dunque ieri, alle 10.00, abbiamo raccolto le persone rivate a Forni, tempo buono e gnente freddo, così come previsto siamo andati a visitare ancora Pineland e il Castello di Saquidic, il nostro Pellegrinaggio a queste laiche chiese silenti, lasciate a riposare, mica profanate dall’abbandono, abbandono che non temiamo, perché costituisce una buona base di partenza: per cambiare. Temiamo piuttosto i siti mal riconfigurati, traditi nella ripresa, quante bancarelle private travestite da Patrimonio, e qui questo non è accaduto, e la visione sul Bene è di certo pubblica, nessuna trivialità di marketing né l’ennesima deprimente prospettiva di ridestinazione.
Ai piedi della Dolometta imboscata, dove la sera prima Michele Bazzana aveva fatto ‘balzare un’altra volta le proprie elastiche molle, in un ennesimo appunto meccanico che proiettava ombre intetre sulle ombre resistenti, così ispirandoci la luce e il movimento d’una fantasmatica architettura rianimata, abbiamo introdotto i temi della ripresa e rigenerazione del Patrimonio di Forni, e la riflessione su Marcello d’Olivo e le sue organiche tracce cementizie incompiute qui, assai stimolanti per tutti noi. Alle volte una cosa non completa, e lì lasciata a interrogare, è meglio di un’opera conclusa, dipende da come usi quella conclusa, e da cosa riesci ad immaginare traverso quella inconclusa, il cui stato (interrotto o risorgivo?) consente di IMMAGINARE un sacco di possibilità, che è quel che va fatto a meno che tu non voglia affidarti gli influencer, che vengono chiamati da chi è disperato, non ha idee né lumi d’approfondimento, ma fini meschini o bassini, oppure, diciamo, alte pochezze (questo qua è tipico di chi non sa nulla di montagna ma si ostina a venirci: ecco gli addivenuti inadeguati).
Michele Bazzana, Caterina Perego, Gabriele Bianchi e Martina Ferrari, Marina Ferretti, hanno raccontato, senza il supporto delle immagini, l’inizio dei propri percorsi artistici a Forni, che si svilupperanno, organicamente anch’essi e per fasi, a tornare, a ve**re, a ve**re. Ci siamo posti domande, poi alcune persone che ci han raggiunto a sopralluogo iniziato ci han detto che un simpatico signore, proprietario dell’unica villetta boliviana qui realizzata, li aveva indirizzati a noi, loro un poco spersi, ma belli tranquilli e sorridenti. Quel signore è Degano, gentile e accogliente, sulla camicia di flanellona a quadri la F1 e l’A.N.A., era un pezzo che volevamo visitare la sua casa, sempre fotografata dall’esterno da Teresa (e Carlotta; e Chiara), e lui ci ha aperto subito le porte, Viva gli Alpini, ospitale e ben memore, ci ha contato un sacco di storie belle, cavato fuori foto e materiali d’allora, una splendida visita, lo ringraziamo, l’abbiamo ringraziato e gli abbiamo dato appuntamento al pomeriggio, che alle 14 iniziavamo i talk seduti.
Ma eran le 13.00, quindi ci siamo fermati nei paraggi della Chiesa, dove, tendone e panche, si svolgeva il pranzo comunitario, LIGHT A. FAN COOL (cit., Party Animals). Stretto mani e ingaggiato brevi vinazzanti cordiali ammicchi e dialoghi rapsodici tra l’armonica ed i canti, il cibo tutto buonissimo, le donne di Forni formidabili, un pò stracche ma non troppo e felici, noi abbiamo scherzato con Adelia Cella, Sandra Marta, Daniele Pilosio, tra le altre: qua ci tengono a tenersi, e conservano il nervo vivo del dialogo tra persone, c’eran tutti là, e ognuno o quasi abbiamo invitato ai talk, e tutti ne erano già informati, proprio perché parlano e sono attenti alle proprie cose e non dormono, e noi avevamo comunicato e scritto, e loro ricevuto e letto.
Alle 14.00 eravamo alla sale Dolomiti Incontri, già perlustrata la sera prima con Luciano di Donatella (gentile Luciano, con Donatella discutiamo da anni, come con Timilin, che però era a Udine dai nipoti “e comanda la femmina”, Timilin ci ha comunicato questo assetto gerarchico la sera prima al Varmost, dove masticavamo la pizza nella scenografia alpininnola), e abbiamo cominciato a dialogare coi relatori e coi fornesi. Il Sindaco Gino Coradazzi, ci ha accolti e salutati, presentando l’idea, e la volontà, della collaborazione. Poi ha parlato Pierpaolo Zanchetta, Servizio Biodiversità della Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Dolomiti Unesco, che era con Francesco Dainese. Zanchetta ha ricordato che l’azione di DC sta nei Dolomiti Days, e che Pineland Play sta in Diffuso Connesso, che è il programma di collegamento ed espansione della pratica DC nelle Dolomiti friulane e nel Mondo. Poi abbiamo innescato il dialogo tra i Presidenti: G. D’Incà Levis, Presidente Onorario di DC (?!), naturalmente, ha introdotto Paolo Fantoni, Presidente effettivo di Fantoni Spa. e vicepresidente di Federlegno, e Marino De Santa, Presidente di Legnolandia Group. Paolo e Marino sono due uomini d’esperienza e di capacitò comprovata, le loro aziende note e attive da molto tempo, in Italia e nel mondo. Sono anche due gentiluomini, amano il lavoro ben fatto e il territorio. Entrambi hanno fornito spunti assai interessanti rispetto ai temi della rigenerazione e del rapporto tra territorio, cultura, azienda, formazione. Paolo Fantoni ci ha ricordato cosa Fantoni potè realizzare a Corte di Cadore con Edoardo Gellner, e poi, sempre negli anni ’50, con Enrico Mattei ed Eni sulla rete delle Autostrade d’Italia, che si sviluppava allora, come tutta l’Italia della gran crescita, e quindi negli 80 Motel Agip. Un racconto eccezionale, non relegato al passato, ricco di sprazzi e proiezioni verso il futuro, dell’uomo e dell’azienda, la visione in avanti è quel che ci vuole, se non vuoi coltivar sole memorie. Anche gli spunti di Marino De Santa sono stati molto buoni, e le sue aperture e la sua fiducia nei confronti delle alleanza trasversali, a favore della protezione e valorizzazione del territorio, e del suo sviluppo, ci riempie di responsabile gioia del fare, insieme. Marino ha raccontato quanto impattò l’empasse di Pineland sul territorio, e anche sulle imprese di famiglia, aggiungendo altre tessere a questo racconto doliviano che dipaniamo; la fiducia sua, del Sindaco, dei paesani che sono intervenuti nel dibattito durante la conferenza, in DC quale strumento della riscossa, generano sensazioni molto belle, insieme alla possibilità effettiva di una concreta collaborazione intelligente. A Forni DC non progettarà cultura per servirla al Comune. Lavorerà con il Comune, il Sindaco, le persone, i paesani, le aziende, la Regione, per provare a creare una cosa che non c’è, e alla quale daremo costrutto attraverso molto lavoro e condivisione, e reti, interne ed esterne, che una cosa che stiamo già facendo è connettere Forni al Resto, non ai resti.
Mattia Marzaro è architetto, insegna all’Università di Trieste, Architettura, Culture del Progetto e dell’Interno architettonico, collabora con DC da quattro anni. Quest’anno il suo Corso è dedicato a D’Olivo, e al Caregon di Pineland ( ). Il lavoro di Mattia con gli studenti è sempre esemplare, chiaro, giusto, e pratico. Con lui e coi suoi studenti andremo a visitare lo stabilimento di Fantoni ad Osoppo a novembre: bisogna entrare nelle buone aziende, nutrirci i discenti, e collaborare con loro nella realizzazione di “viti storte”, per raddrizzare un pò le creatività trasformatrici, che sono una cosa diversa dal prodotto di serie.
Dopo l’intervento di Marzaro, hanno ripreso la parola gli artisti, Michele, Caterina, Martina, Gabriele, Marina, raccontando ancora delle loro idee germinanti, e dello stato a cui si trovano i propri appunti, progetti, idee, produzioni. Quindi Donatella ha infuocato un poco il dibattito in sala: come non ringraziarla sempre della sua fiamma e benzina. Il resto lo scoprirete poi, è stata una giornata piena e forte, come una pianta che cresce su un cemento, verso sera gli ultimi aperitivi d’autunno nel fresco, poi ognuno via per una diversa via, con la certezza di ritrovarci qui, a tracciare quella comune, perbacco, avanti e mandi.

Teresa De Toni ha condotto la giornata con noi, e c’era anche Diletta Bellegante, staff Dc presente, come presenti diversi altri artisti bravi e amici di DC, che sono a saran con noi qui nelle prossime fasi, coi propri ingegni e sensibilità, tutti bellissimi, assai necessari.

Le foto sono di Teresa De Toni

Indirizzo

Forni Di Sopra
33024

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Mercoledì 10:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Giovedì 10:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Venerdì 10:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Sabato 10:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Domenica 10:00 - 12:30
15:00 - 19:30

Telefono

0437 62221

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