02/06/2026
💩Stasera, parlando privatamente con una persona di questo gruppo, siamo arrivati a una riflessione che credo riguardi moltissime famiglie.
In Italia si stima che oltre 1 milione di persone convivano con una forma di demenza e che circa 600.000 siano affette da Alzheimer. Dietro questi numeri ci sono milioni di familiari che assistono ogni giorno un genitore, un coniuge, un fratello o una sorella.
🟪 Ora facciamo un esempio concreto.
🟣 Una persona lavora onestamente per 40 o 45 anni. Versa contributi, paga tasse, costruisce una casa, mette da parte qualche risparmio rinunciando spesso a viaggi, vacanze e tanti piccoli piaceri della vita. Lo fa perché crede che un giorno quei sacrifici gli garantiranno una vecchiaia dignitosa.
Poi arriva l’Alzheimer.
Da quel momento inizia una battaglia che non è soltanto sanitaria, ma anche economica, psicologica e sociale.
Visite neurologiche, geriatriche, esami, fisioterapia, assistenza continua, farmaci, integratori spesso non rimborsati, badanti, giornate di lavoro p***e dai familiari, notti insonni e uno stress che chi non vive questa esperienza difficilmente può comprendere.
Quando infine si arriva al punto in cui l’assistenza domiciliare non è più sufficiente e si rende necessario l’ingresso in una RSA, molte famiglie scoprono una realtà durissima.
𝐋𝐞 𝐫𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞. 𝐄𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐥’𝐈𝐒𝐄𝐄 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐨-𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚: 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐦𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐡𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐨𝐧𝐞𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
𝐄 𝐪𝐮𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚.
𝑬̀ 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒗𝒂𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆, 𝒊𝒓𝒓𝒆𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒄𝒆𝒍𝒕𝒂 𝒅𝒂 𝒏𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒃𝒃𝒂 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒖𝒎𝒂𝒕𝒊 𝒊 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒊𝒇𝒊𝒄𝒊 𝒅𝒊 𝒖𝒏’𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒊𝒕𝒂?
𝑬̀ 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒃𝒃𝒂 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒗𝒆𝒓𝒊𝒓𝒔𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒈𝒂𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊𝒓𝒆 𝒄𝒖𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒈𝒏𝒊𝒕𝒐𝒔𝒆 𝒂 𝒖𝒏 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒄𝒂𝒓𝒐?
𝑬̀ 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒉𝒊 𝒉𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒂𝒓𝒎𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒗𝒆𝒏𝒈𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒂 𝒅𝒂 𝒄𝒖𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒏𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒊𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒍’𝒖𝒍𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒆𝒖𝒓𝒐 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒂𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒓𝒆𝒕𝒐?
𝑬 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐:
𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒊𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒂 𝑨𝒍𝒛𝒉𝒆𝒊𝒎𝒆𝒓 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒎𝒂𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒂 𝒆𝒎𝒆𝒓𝒈𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆?
𝑷𝒂𝒓𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒊 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒍𝒊𝒂𝒓𝒊 𝒄𝒐𝒊𝒏𝒗𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒅𝒊𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆.
🟣 Parliamo di una patologia che non distrugge soltanto la memoria di una persona, ma mette in ginocchio intere famiglie.
🟪 La ricerca è fondamentale.
Le malattie rare meritano attenzione.
La solidarietà è un valore assoluto.
Ma mi chiedo: chi rappresenta davvero le famiglie dell’Alzheimer?
Chi porta nelle sedi istituzionali la voce di chi assiste un malato 24 ore su 24?
Chi parla di chi è costretto a lasciare il lavoro?
Chi parla dei caregiver che si ammalano di stress, depressione e isolamento?
Chi parla di chi vede svanire i risparmi di una vita per pagare una retta?
Perché la sensazione, molte volte, è quella di essere invisibili.
𝑬 𝒂𝒍𝒍𝒐𝒓𝒂 𝒍𝒂 𝒅𝒐𝒎𝒂𝒏𝒅𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒊𝒗𝒐𝒍𝒈𝒐 𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒗𝒐𝒊 𝒆̀ 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒆:
𝑪𝒐𝒔𝒂 𝒃𝒊𝒔𝒐𝒈𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂𝒕𝒊?
𝑪𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆?
𝑹𝒂𝒄𝒄𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒊𝒓𝒎𝒆?
𝑪𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒄𝒐𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆?
𝑴𝒂𝒏𝒊𝒇𝒆𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒗𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒊𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊?
🟣 Perché in altri Paesi, quando milioni di cittadini ritengono che una questione sia importante, riescono a trasformarla in una priorità politica. In Italia, invece, troppo spesso ci limitiamo a sopportare in silenzio.
Un esempio: la Francia.
💔Io non ho la soluzione.
So soltanto che oggi l’Alzheimer può colpire chiunque.
E quando arriva, non distrugge soltanto la memoria di una persona.
Può distruggere la serenità, la salute e la stabilità economica di un’intera famiglia.
𝐕𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐞? 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐦𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐀𝐥𝐳𝐡𝐞𝐢𝐦𝐞𝐫 𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐞 𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨?