Centro di Iniziativa Sociale per Anziani - CISA Magione - Unitre Magione

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Centro di Iniziativa Sociale per Anziani - CISA Magione - Unitre Magione La storia dell'associazione Alfiero Bastreghi - CISA Magione Accadde tutto quella notte del 22 dicembre 1989. Circa venti anni fa. Così fu anche quella volta.

Il freddo era pungente e la tramontana, che stanca per lunghi secoli di lavoro era in procinto di prendersi qualche decennio di vacanza, tirava ancora forte sul Colle Landone, tra i vicoli del centro storico di Perugia. Ai quattro magionesi lo studio notarile di via Baldo fece l'effetto di un ricovero caldo e confortevole, anche se la convocazione era giunta all'ultimo momento per un orario inusua

le, quasi verso l'ora di cena. Ma era noto che il notaio Giuseppe Brunelli ("Peppino" per gli amici, in gioventù promessa mancata del calcio), era un ottimo professionista, ma piuttosto eccentrico negli orari delle convocazioni e un pò anarchico nel rispetto degli appuntamenti. Tra anticamera, approfondimento tematico, procedurale e scrittura materiale, il testo dell'atto (uno dei primi nel genere, in tutta Italia) fu pronto solo dopo le ventitre, in un orario da suscitare in qualcuno dei "contraenti" qualche apprensione circa i "pensieri" della moglie lasciata a casa con l'impegno ad un rapido ritorno. Durante l'attesa, che ad un certo punto era sembrata interminabile, costoroavevano inoltre pensato che, due giorni prima di Natale, per dei buoni padri di famiglia sarebbe stato più conveniente dedicarsi ai congiunti , piuttosto che agli affari pubblici. Forse, non fosse stato per la fiducia in "Alfiero", non avrebbero affrontato, all'impovviso e in quel giorno, quella disagevole trasferta perugina. Era stato lui, Alfiero Bastreghi, ex sindaco di Magione, ideatore e promotore pincipe del progetto, ad avvertirli poche ore prima e, come raggonta oggi uno dei protagonisti di quella sera, Antero Cacchiata, a "caricarli in macchina e portarli dal notaio di Perugia". Nello studio di Brunelli, nella veste di soci fondatori insieme a Basteghi e Cacchiata, comparvero Lando Spagliccia, che, con Alfiero aveva un ruolo di primo piano nella conduzione dell'iniziativa e Nazareno Macchiarini. La lunghezza dei tempi per la stesura dell'atto fu determinata anche dalla "novità" che, nel campo della giurisprudenza (oltre che in quello dall'associazionismo volontario), rappresentava l'organismo che si andava formando. Era una delle prime esperienze in campo nazionale, "in un quadro - come si dice in linguaggio istituzionale - in rapido movimento". La forma giuridica fu individuata in quella della associazione volontaria senza fini di lucro, ai sensi degli articoli 36, 37 e 39 del Codice di Procedura Civile. Il notaio dovette procedere alla "lettura per approvazione" di tutti i quindici articoli dello Statuto, scandendone, uno per uno ad alta voce, il testo. Le disposizioni fondamentali in essi contenute erano destinate a rimanere sostanzialmente inalterate nel corso di tutti questi anni. Il testo era rivolto a dare vita ad un organismo democratico e partecipato, che avrebbe dovuto fare del coinvolgimento e del protagonismo degli aderenti la sua caratteristica principale. Veniva sancito il principio più bello, suggestivo e difficile da applicare: quello dell'autogoverno. C'è un passo chiave che si può leggere all'articolo 2: "Il Centro è diretto e amministrato dagli aderenti attraverso i propri organi di gestione". Attenzione! si poteva più sbrigativamente (e come più frequentemente si usa) scrivere che il "centro è diretto dai propri organi di gestione"; non si tratta di una sottigliezza linguistica o formale! Con l'espressione prescelta si vuole infatti sottolineare che la sovranità, come dovrebbe essere in ogni comunità realmente democratica, appartiene a tutti coloro che ne fanno parte e che gli organi di direzione la possono esercitare soltanto in quanto espressione ed esecutori della volontà della base che li elegge. Nel resto dello Statuto erano indicati gli obiettivi, le finalità, i campi d'azione e le modalità operative dell'organismo che si costituiva. I fondatori decisero la nomina di un Presidente pro tempore provvedendone, in tempi immediatamente successivi, alla elezione definitiva da parte dell'assemblea degli aderenti. Alfiero Bastreghi fu designato a questo incarico, che conserverà fino alla prematura e compianta scomparsa. La serata fu dunque lunga e impegnativa anche se l'arguzia dei partecipanti e la buona disposizione del notaio seppero renderla più leggera e non priva di momenti di rilassamento e anche di battute scherzose. Fu solo dopo la mezzanotte che, a passi svelti, i quattro lasciarono lo studio del professionista. In un Corso Vannucci deserto la tramontana tornò a sferzare i loro volti e le parti del corpo che i soprabiti lasciavano scoperti. Erano infreggoliti e stanchi, ma soddisfatti e con l'animo lieto. Avevano la convinzione e l'orgoglio di essersi sottoposti ad un piccolo sacrificio per fare una cosa importante e utile per se stessi, per altri come loro e per l'intera comunità: avevano fondato il Cisa, Centro di Iniziativa Sociale per gli Anziani di Magione. Tratto da "VENTANNI 1990-2010 Impegno, passione e allegria degli anziani al servizio della comunità magionese"

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09/09/2020
23/05/2020
11/04/2020

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