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Biodiverso Biodiversità delle specie orticole della Puglia (BiodiverSO) Il progetto e questa pagina sono stati coordinati dal prof.

In questa pagina presentiamo dal 2013 alcune pillole di agrobiodiversitå e i risultati di più semplice divulgazione del progetto integrato "Biodiversità delle specie orticole della Puglia" finanziato dall'Unione Europea ai sensi della Misura 10.2.1 PSR Puglia 2014-2020, “Progetti per la conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura”. Pietro Santamaria del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Nel 2022 la Regione Puglia, con lo stesso PSR, ci ha finanziato altri due progetti: "Biodiversità delle Specie Orticole da frutto pugliesi" (BiodiverSO Karpos) e "Biodiversità delle Specie Orticole non da frutto pugliesi" (BiodiverSO Veg).

29/10/2026

Anche il TG1 di RAI uno, quello delle 13:30, intercettò BiodiverSO. E raccontò l’importanza del recupero delle varietà locali. Era il 2015.

Quanto è buona la Cole rizze!Quelle in foto sono piante di cavolo riccio seminate lo scorso febbraio. Non è il periodo t...
28/10/2026

Quanto è buona la Cole rizze!
Quelle in foto sono piante di cavolo riccio seminate lo scorso febbraio. Non è il periodo tradizionale: secondo le consuetudini locali, la semina si effettua da giugno al 16 luglio, giorno della Madonna del Carmine. Abbiamo voluto provare ad anticiparla, per esplorare le possibilità di destagionalizzazione di questa coltura.
Ecco il risultato dopo un’intera estate senza irrigazione: durante il periodo più caldo le piante hanno mostrato un arresto della crescita, per poi riprendere a vegetare con le prime piogge autunnali.
Il fusto principale presenta una lignificazione più o meno marcata e conserva le cicatrici lasciate dalla caduta delle vecchie foglie. Intanto, i nuovi germogli hanno ripreso a svilupparsi.
Proveremo a raccogliere foglie e germogli per tutto l’inverno, per valutare la continuità della produzione e la possibilità di mantenere produttive le stesse piante per più anni, nelle nostre condizioni di coltivazione.
E, nel frattempo, abbiamo già seminato per la prossima stagione: le piantine sono emerse e cominciano a mostrare le prime foglie vere.

A volte le piante di cicoria catalogna dopo la raccolta del cespo vengono lasciate in campo sino alla comparsa di nuovi ...
27/10/2026

A volte le piante di cicoria catalogna dopo la raccolta del cespo vengono lasciate in campo sino alla comparsa di nuovi germogli, che a Lecce chiamano “schiattuni”, avvolti da tipiche foglioline. Queste seconde produzioni, ottenute dalle stesse piante messe a dimora nei mesi di settembre e ottobre, sono particolarmente apprezzate sul mercato locale per il consumo previa cottura.

Vi piacciono le puntarelle? Prendete i germogli (steli) più allungati della cicoria catalogna e preparate la tipica insa...
26/10/2026

Vi piacciono le puntarelle? Prendete i germogli (steli) più allungati della cicoria catalogna e preparate la tipica insalata laziale condita con olio, sale e acciuga, previo trattamento di “arricciatura” (basta tenerli un po’ in acqua fredda) dopo aver tagliato i ‘turioni’ (per questa operazione c’è anche un semplice attrezzo con maglia stretta che consente di formare velocemente listarelle). Ottimo l’abbinamento di puntarelle, acciughe e succo di arance, in insalata condita con olio extravergine di oliva, sale, pepe e aceto di mele.

Quando gli scaffali si svuotano, il valore del locale diventa evidente. Lo sciopero degli autotrasportatori ha mostrato ...
25/10/2026

Quando gli scaffali si svuotano, il valore del locale diventa evidente.
Lo sciopero degli autotrasportatori ha mostrato quanto sia fragile un sistema alimentare che dipende da lunghi trasporti e grandi centri logistici: banane, arance e molti altri prodotti non sono arrivati nei supermercati, mentre zucche, melagrane e (ancora) fagiolini (occhiopinto), coltivati e venduti sul territorio, sono ancora disponibili (per non parlare di cime di rapa, cicorie, uve, cachi, ecc.).
Gran parte del cibo che consumiamo ogni giorno percorre centinaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole, spesso per esigenze di logistica più che di necessità. Al contrario, scegliere prodotti locali e di stagione significa accorciare la filiera, sostenere i produttori del territorio, ridurre traffico e inquinamento e avere un sistema alimentare più resiliente.
La lezione è semplice: quando portiamo in tavola ciò che il territorio offre nella sua stagione, non facciamo solo una scelta di qualità e freschezza, ma contribuiamo anche a costruire un modello più sostenibile e meno dipendente da trasporti e intermediari. 🍎🌱

Ci siamo abituati a misurare se un paese va avanti con numeri che dicono poco di come vive la gente. Il prodotto interno...
24/10/2026

Ci siamo abituati a misurare se un paese va avanti con numeri che dicono poco di come vive la gente. Il prodotto interno lordo cresce, i consumi tengono, i mercati salgono. E intanto chi coltiva chiude, chi raccoglie lavora a quaranta gradi, chi fa la spesa mette nel carrello meno frutta e verdura di dieci anni fa. E, nel frattempo, spende fino al 30% in più di cinque anni fa. Se la contabilità di un paese può dare questi due risultati insieme e dirsi soddisfatta, forse non stiamo misurando la cosa giusta.
Il cibo è il posto dove i conti tornano davvero, perché è la sola cosa che nessuno può rimandare. Non puoi decidere di mangiare il mese prossimo. Non puoi delocalizzare la fame. Non puoi aspettare che il mercato si aggiusti da solo mentre un raccolto brucia. Per questo il cibo non è un settore tra gli altri, per questo l’agricoltura non può essere considerato un settore marginale: rappresentano, insieme, una delle questioni centrali del nostro tempo, il punto in cui una società scopre che cosa ha deciso davvero, al di là di quello che dichiara.

Tratto da "UN CIBO CHE NUTRE UN’AGRICOLTURA CHE CURA". 90 PROPOSTE PER TRASFORMARE I SISTEMI ALIMENTARI E 8 AZIONI PRIORITARIE.
Terra comune, terra non guerra.

Documenti storici confermano che, da oltre un secolo, il topinambur è diffuso allo stato spontaneo nel territorio gargan...
23/10/2026

Documenti storici confermano che, da oltre un secolo, il topinambur è diffuso allo stato spontaneo nel territorio garganico e subappenninico della provincia di Foggia. Le fonti riferiscono inoltre che, a metà dell'Ottocento, la Reale Società Economica di Capitanata distribuì gratuitamente agli agricoltori i tuberi rizomatosi di questa pianta. L'iniziativa mirava a sostituire la coltivazione della patata, le cui produzioni europee erano state decimate dalla peronospora.
Le parti edùli di questa pianta sono i rizomi tuberosi (più comunemente “tuberi”), un tempo definiti “tartufo bianco”; essi possono essere utilizzati crudi o cotti. Sono di forma irregolare, piriformi, si presentano di colore violaceo e con polpa bianca carnosa dal sapore dolciastro simile al carciofo e alla patata.
In agro di San Giovanni Rotondo (Foggia), contrada Piana di Grava, abbiamo trovato la coltivazione di topinambur in un orto familiare gestito da un anziano agricoltore. Si tratta di una piccolissima superficie, su cui le piante si autopropagano grazie alla permanenza nel terreno di alcuni tuberi non raccolti.
La pianta del Topinambur del Gargano presenta fusto pubescente monocaule che raggiunge, in fase adulta, 120-150 cm; si dirama producendo da 6 a 8 capolini del diametro di circa 2 cm; i fiori ligulati (circa 10) sono gialli. Le foglie sono ovali ed oblunghe con margine dentato ed apice acuminato.

Lungo la statale 16, verso sud, all’altezza più o meno di Brindisi, si incontrano campi pieni di meloni non raccolti, ab...
22/10/2026

Lungo la statale 16, verso sud, all’altezza più o meno di Brindisi, si incontrano campi pieni di meloni non raccolti, abbandonati. È la metafora dell’agricoltura italiana, che continua a non vedere riconosciuto il ruolo fondamentale che svolge come produttrice di cibo e di presidio del territorio. Oggi all’agricoltore non viene riconosciuto il giusto reddito. Eppure, il costo della spesa (soprattutto quella alimentare) continua ad aumentare: tra il 2021 e il 2026 il carrello della spesa è aumentato quasi del 30%. Però, questo aumento di spesa non si è riversato nelle tasche degli agricoltori… Anzi!

Da adesso vale!Passati i tre mesi dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, entro i qual...
21/10/2026

Da adesso vale!
Passati i tre mesi dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, entro i quali “le autorità di uno Stato membro o di un paese terzo oppure una persona fisica o giuridica avente un interesse legittimo e stabilita o residente in un paese terzo” potevano presentare alla Commissione europea un’opposizione all’istituzione dell'Indicazione Geografica Protetta “Cicoria puntarelle molfettese”, inizia il riconoscimento ufficiale dell’IGP per la "Cicoria puntarelle molfettese". Lo annunciamo con orgoglio avendo contribuito a questo importante riconoscimento per l’orticoltura locale.
🥬 Il territorio storico di riferimento per la coltivazione e la tipicità comprende i comuni di Bisceglie, Bitonto, Giovinazzo, Molfetta, Terlizzi e Ruvo di Puglia.

I cardoni, conosciuti anche come carducci, sono i germogli prodotti dalla pianta del carciofo (Cynara cardunculus L. sub...
20/10/2026

I cardoni, conosciuti anche come carducci, sono i germogli prodotti dalla pianta del carciofo (Cynara cardunculus L. subsp. scolymus [L.] Hayek) a partire dalle gemme presenti sul rizoma. Si formano ogni anno, in particolare durante la ripresa vegetativa della pianta. In altri termini, i cardoni sono dei polloni; il loro numero per pianta può variare da un minimo di 6-8 ad un massimo di 28-30.
Soprattutto in passato i carducci venivano utilizzati per la propagazione vegetativa del carciofo: le nuove piante così ottenute risultano uguali alla pianta madre e quindi possono propagare anche eventuali malattie.
I carducci possono essere impiegati anche in cucina, analogamente a quanto viene fatto per i cardi coltivati (C. cardunculus L. var. altilis DC) e quelli selvatici (C. cardunculus L. var. sylvestris Lam.), alla stessa stregua dei carciofi. La scarducciatura – operazione finalizzata a ridurre la competizione tra parti della stessa pianta – viene eseguita almeno due volte durante il ciclo colturale del carciofo: in autunno, prima dell’inizio della nuova produzione di carciofi precoci, e a fine inverno, quando le temperature iniziano a crescere.
Ed ogni volta, almeno una parte, finisce in cucina. Una leccornia.

Indirizzo

Via Amendola, 165/A
Bari
70126

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