21/05/2026
Le parole di Donatella Novellis rispetto ad una esperienza vissuta presso la nostra Comunità ❤️
"Abbiamo voluto che questo luogo si chiamasse così perché il mandorlo è il primo albero a fiorire in primavera e questo luogo deve rappresentare la fioritura di chi lo sceglie per tornare a ritrovare sé stesso, per rinascere, per restituire senso alla propria vita".
Con le colleghe del corso di formazione di contrasto alle dipendenze "Restiamo indipendenti" ho fatto visita, nei giorni scorsi, alla comunità terapeutico-riabilitativa per la cura delle dipendenze patologiche Il Mandorlo-, una realtà della Sibaritide che consideravo necessario, da parte di noi tutte, conoscere: come insegnanti, come persone. Accolte dalla gentile e bellissima ospitalità della responsabile Fiammetta De Salvo, siamo state magnificamente e pazientemente guidate alla visita della comunità - allocata in un bene confiscato alla criminalità - dagli educatori Nunzio Aiello e Pina Oliva, che ringrazio moltissimo. Dai laboratori creativi alla cucina, dalla dispensa alla lavanderia, dagli spazi comuni a quelli personali, abbiamo attraversato vite e persone che, a un certo punto della loro esistenza, hanno compreso come fosse necessario ritrovare una propria quotidianità, scandire il tempo, le proprie abitudini, la cura di sé, dei propri spazi, senza più permettere che tutto fosse segnato unicamente dalla ricerca f***e e incondizionata della sostanza.Come fosse nuovamente necessario, dopo periodi più o meno lunghi di dipendenze e di tutto quanto ciò implica, tornare a prendersi cura di sé, volendosi bene.
Ed ecco l'incontro con Antonello e le bomboniere solidali che con attenzione prepara; ecco Salvatore, Massimo e Francesco in cucina e i piatti dal gusto partenopeo; Felice in una dispensa che custodisce cibo, emozioni e speranza. Ed ecco le testimonianze - fortissime - di Nicola, Daniele, Aldo, Enrico in un salone impreziosito dalle opere dipinte dagli ospiti tutti della comunità. Ecco scivolare lungo un nastro che si avvolge al contrario e arrivare a ricordare e riconoscere momenti, scelte, reazioni, crimini. Ecco perdere affetti e lasciar crollare conquiste e progetti. Ecco il buio in cui la dipendenza da sola guida una corsa spasmodica a mosca cieca.
Poi, per le ragioni più diverse, la presa di coscienza e la volontà di ricostruire, di provare a vivere di nuovo una vita pulita. E a chiedere aiuto a quanti operano nella comunità Il Mandorlo.
Che poi questa pianta conduce indietro nei secoli: dalla Bibbia al mito greco attraverso l'amore di Acamante e Fillide, fino all'hanami giapponese, per rappresentare la metafora del ritorno in vita, della speranza, della delicatezza, della fragilità.
Nell'esperienza vissuta con gli operatori e gli ospiti del Mandorlo ho percepito tutto questo. Li ringrazio moltissimo per tutto quello che ci hanno raccontato, per l'accoglienza bellissima che ci hanno riservato e per come ci hanno aperto le proprie vite. Custodisco con cura racconti, sorrisi, occhi lucidi, lacrime, voci, pause, insieme alla preziosità di ogni esistenza, al valore di un luogo che si fa casa e rifugio, in cui la parola comunità acquista un senso e un valore amplificato, grazie all'impegno e alla professionalità di quanti vi operano, grazie a percorsi, attività, attenzione, cura, in un collaborare continuo con i servizi territoriali e la rete familiare e sociale di riferimento.
Restiamo indipendenti è un progetto di Thurio - Società Cooperativa Sociale finanziato dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.