Logopedista Ticiana Dimo

Logopedista Ticiana Dimo Logopedista specializzata in età evolutiva, Psicologa esperta in neuroscienze e sviluppo. Abilitata alla tecnica Prompt (I livello).

Lavoro in libera professione presso il mio studio "Logos Paiolo", Viale dei Partigiani 2/A Mantova (46100) e nei reparti di riabilitazione e medicina della Fondazione Camplani, casa si cura San Clemente come consulente Logopedista. Valuto e tratto:
- disturbi dell'età evolutiva (disturbo del linguaggio, disordini dello speech e ritardo/disturbo degli apprendimenti); mi sono perfezionata nello stud

io delle traiettorie linguistiche del bambino bilingue.

- disturbi dell'età adulta (disfagia, afasia e disartria). Master di I livello in "Tecniche per la rieducazione dei Disturbi Specifici di Apprendimento". Sto integrando il mio percorso con un secondo ciclo di studi nel ramo della Psicologia. Sono prossima alla laurea in Neuroscienze e riabilitazione Neuropsicologica presso l'università degli studi di Padova.

Il vissuto di uno studente con difficoltà negli apprendimenti scolastici è frustrante e complesso.Quando spiego ai genit...
18/06/2026

Il vissuto di uno studente con difficoltà negli apprendimenti scolastici è frustrante e complesso.

Quando spiego ai genitori che l'etichetta non può essere un fine ma solo un mezzo, è esattamente per questo motivo: perché va attraversata e superata.
Il nome ci serve a spiegare un funzionamento diverso ma poi serve camminare tutti insieme, verso la stessa direzione.

Serve un approccio integrato che permetta allo studente di sentirsi visto nelle sue capacità e nel suo impegno e che faccia sentire i genitori accompagnati e gli insegnanti meno soli.

La storia di Anna continua qui...🌱✨

Attraverso il suo percorso Anna comincia a conoscersi meglio e a riconoscere il proprio modo di apprendere. Il lavoro non porta benefici solo a livello di voti scolastici ma restituisce ad Anna un'immagine di sé più equilibrata.
Anna oggi ha 17 anni e conosce bene le sue fatiche ma soprattutto le sue risorse. Sa che lei ha un DSA ma non è il suo DSA. Anna ha una caratteristica che fa parte di lei e non le impedisce più di esprimere tutto il suo potenziale.

16/06/2026

Negli anni Sessanta, Mary Ainsworth aveva un problema preciso: come si misura qualcosa che non si vede?

Bowlby sosteneva da anni che il bambino non cercasse la madre solo per il cibo. La cercava per protezione. Una presenza stabile da cui partire e a cui tornare quando le cose si fanno difficili. Era un'idea convincente, ma restava quasi impossibile da dimostrare sul campo. Come si poteva allora osservare il bisogno di sicurezza?

Ainsworth pensò di avere una risposta. E non aveva bisogno di macchinari per dimostrarla.

Il protocollo era semplice quasi fino all'ingenuità. Una stanza, qualche giocattolo. Una madre e un bambino. A un certo punto la madre usciva, lasciando il bambino solo per qualche minuto. Poi tornava nella stanza.

Ainsworth chiamò tutto questo Strange Situation (Situazione Estranea). E quello che sembrava quasi banale si rivelò straordinariamente geniale.

Perché ad avere un ruolo importante non era la separazione. Ma era il ritorno.

Alcuni bambini, quando la madre rientrava, la cercavano, si lasciavano consolare, e nel giro di poco ricominciavano a giocare. Come se il sistema nervoso avesse ricevuto un segnale preciso: va bene, ora sei al sicuro.
Altri la cercavano e la respingevano nello stesso momento. Si aggrappavano e si dimenavan, incapaci di ritrovare una calma che sembrava sempre sul punto di arrivare ma non arrivava mai.
Altri ancora la ignoravano. Non si voltavano, non reagivano, sembravano indifferenti alla sua assenza e al suo ritorno. Ma Ainsworth notò qualcosa: il battito accelerava, lo stress saliva. La sofferenza c'era. Avevano solo imparato che mostrarla non serviva a nulla.

Quella stanza rese visibile qualcosa che fino ad allora era rimasto nascosto: il modo in cui impariamo, da piccoli, a cercare conforto. E se impariamo che cercarlo funziona, o che è inutile, o che è pericoloso.

Ainsworth chiamò questi pattern attaccamento sicuro, ansioso ed evitante. Non etichette diagnostiche , ma strategie. Ovvero risposte intelligenti che ogni bambino costruisce a partire da ciò che trova intorno a sé, da come chi si occupa di lui risponde ai suoi bisogni di rassicurazione e sostegno all’esplorazione. Il bambino che ignora la madre non è freddo. Ha imparato che mostrare il bisogno, purtroppo, non cambia lo stato delle cose.

Negli anni successivi queste osservazioni avrebbero influenzato profondamente la ricerca sullo sviluppo, sul trauma e sulle relazioni adulte.

Ma forse la cosa più importante che quella stanza dimostrò è un'altra. Quando un bambino si sente davvero al sicuro, non resta aggrappato al genitore. Ma esplora. Si allontana. Torna e riparte. Usa la figura di riferimento come punto fermo e non come gabbia.

La sicurezza non trattiene. Permette di andare lontano.
Vale a due anni. Ed oggi sappiano che vale ancora da adulti.

Ainsworth et al. (1978) · Bowlby (1969) · Bretherton (1992), Developmental Psychology

16/06/2026

Per decenni la psicologia ha creduto di sapere perché un bambino si lega alla madre. La risposta sembrava semplice: il cibo.

Si pensava che il bambino si affezionasse alla madre perché era lei a nutrirlo. Prima la fame, poi l'affetto. Prima il latte, poi l'amore. Era una spiegazione pulita, quasi elegante. E sembrava funzionare.

Eppure qualcosa non tornava.

Perché un bambino cerca la madre anche quando ha appena mangiato? Perché la vuole vicino quando ha paura? Perché si calma anche solo sentendola entrare nella stanza?

Negli anni Cinquanta, uno psichiatra inglese di nome John Bowlby cominciò a guardare queste domande da un'angolazione diversa.

Lavorava con bambini che avevano vissuto separazioni, ricoveri, perdite. Bambini che spesso avevano una casa, cure mediche, cibo a sufficienza. Eppure soffrivano in modo profondo.

Bowlby notò che la loro sofferenza non sembrava legata alla mancanza di qualcosa. Sembrava legata alla mancanza di qualcuno.

Quando una figura importante si allontanava, quei bambini reagivano come se il mondo fosse diventato improvvisamente meno sicuro. Cercavano, protestavano, piangevano. E quando la separazione si prolungava, alcuni smettevano persino di cercare.

Non era un capriccio. Era un bisogno.
Forse IL BISOGNO.

L'idea che stava prendendo forma era radicale per l'epoca: il legame con una figura di cura non nasce perché quella persona dà da mangiare al bambino. L'attaccamento è qualcosa di più profondo... un sistema biologico plasmato dall'evoluzione per garantire protezione, vicinanza, sicurezza.

Molti colleghi la trovarono troppo emotiva. Qualcuno poco scientifica. Ma le osservazioni continuarono ad accumularsi, e negli anni successivi le ricerche di Mary Ainsworth e decenni di studi confermarono ciò che Bowlby aveva intuito guardando quei bambini.

Non abbiamo bisogno soltanto di essere nutriti. Abbiamo bisogno di sentirci al sicuro con qualcuno.

È un bisogno che non ci abbandona mai. Lo vediamo nei bambini che cercano lo sguardo di un genitore. Lo vediamo negli adulti che telefonano a qualcuno di caro dopo una giornata difficile. Lo ritroviamo nei momenti di paura, di dolore, di perdita.

La psicologia cercava l'amore nel latte. Il bambino aveva bisogno di qualcuno.

“Non essere all’altezza di poterla aiutare.”Questa è la condivisione di una mamma alla domanda che ho fatto ieri nelle s...
11/04/2026

“Non essere all’altezza di poterla aiutare.”

Questa è la condivisione di una mamma alla domanda che ho fatto ieri nelle storie.

È una frase che colpisce, perché dentro c’è molto più di una difficoltà.

C’è fatica, dubbio e probabilmente la sensazione di non riuscire a fare abbastanza.

Credo che molti genitori, quando i figli incontrano difficoltà a scuola, possano riconoscersi qui.

Nel mio lavoro incontro spesso genitori attenti, presenti, che provano davvero a capire.

Ho lavorato personalmente con la mamma che ha detto questa frase e non solo è molto sensibile e sintonizzata con i bisogni della figlia ma è anche una mamma che non ha mai smesso di interrogarsi e mettersi in gioco per aiutare la sua bambina.

Eppure, nonostante questo, si sente “non all’altezza”.

Questa sensazione raramente nasce da sola. Di solito si costruisce nel tempo, nel dialogo con il contesto.

A volte con la scuola, altre con ciò che ci sta intorno e altre ancora con aspettative difficili da sostenere.

Per questo ritengo importante dire una cosa: voi genitori non siete né “da sostituire” né “da correggere”. Siete parte centrale del percorso dei vostri figli. Siete gli "esperti" in questa pagina.

Il lavoro non è fare al posto vostro: è aiutarvi a capire, a orientarvi, a tenere insieme i pezzi.

Nessuno dovrebbe avere il potere di farvi sentire sbagliati, nemmeno quando le cose sono faticose.

“Essere all’altezza” forse non significa fare tutto nel modo giusto ma provare a restare, continuare a interrogarsi per capire anche quando non è così semplice.

Le difficoltà scolastiche dei vostri figli
vi hanno mai fatto sentire così?

Vi leggo nei commenti.


La sera del 21 Dicembre, in pieno solstizio d'inverno, è arrivato il nostro Alessandro.Insieme a lui siamo ri-nati anche...
06/01/2026

La sera del 21 Dicembre, in pieno solstizio d'inverno, è arrivato il nostro Alessandro.

Insieme a lui siamo ri-nati anche io e mio marito, come mamma e papà. Troppo spesso ci si dimentica che anche i genitori sono dei "neo - nati" e si ha la pretesa che sappiano già tutto e siano pienamente competenti nella gestione del piccolo.

Da professionista sto toccando con mano quanto quello che sappiamo a livello teorico si scontri poi con la pratica quotidiana: tutte le mie competenze e la mia esperienza clinica non mi permettono di essere una mamma infallibile, anzi, mi ritrovo come voi a cercare di interpretare, ogni giorno, al meglio, i bisogni del nostro Ale e sbagliare è all'ordine del giorno.

Normalizziamo il senso di inadeguatezza, la paura, lo sconforto e lo smarrimento che si provano durante questo viaggio: è tutto normale e va bene così.

L'amore immenso per i nostri bimbi ci ripaga di tutta questa faticaccia.

Una buona Epifania a tutti voi.

Indirizzo

Viale Dei Partigiani 2/A
Mantua

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Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
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