Dipartimento di Criminologia - Dir. Avv. Felice Forgione

Dipartimento di Criminologia - Dir. Avv. Felice Forgione Università e Ricerca

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02/06/2026

NEWS

È appena stato pubblicato "La scrittura del minore. Grafologia, scuola e tutela dei minori" un lavoro a quattro mani che firmo con la dott.ssa Mariagrazia Lombardi.

È il secondo dei quattro titoli che il Dipartimento di Criminologia manda in stampa nel corso del 2026; una nuova tappa nel solco della ricerca e della formazione in criminologia, vittimologia e sociologia della devianza dedicato in particolare a chi educa, cura e tutela. Da qui prende avvio una serie di corsi e di progetti su grafologia giudiziaria, giustizia minorile e criminologia.



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28/05/2026
SOTTOTRACCIA: Quattro giorni di libertà per ogni libroIn Brasile esiste un istituto giuridico chiamato "Remição pela Lei...
23/05/2026

SOTTOTRACCIA: Quattro giorni di libertà per ogni libro

In Brasile esiste un istituto giuridico chiamato "Remição pela Leitura". Il detenuto sceglie un libro dalla biblioteca del carcere, ha fino a trenta giorni per leggerlo e deve scrivere una relazione valutata da una commissione interna. Se l'esito è positivo, ottiene quattro giorni di pena in meno. Fino a dodici libri all'anno, quarantotto giorni remessi.
Il progetto nasce dalla riforma della Lei de Execução Penal ed è stato progressivamente esteso al sistema penitenziario brasiliano attraverso atti del Conselho Nacional de Justiça.
In un sistema con oltre settecentomila detenuti e tassi di recidiva altissimi, la lettura viene trattata come strumento concreto di reinserimento sociale e riduzione della recidiva.
Da noi, l'art. 27 della Costituzione impone la finalità rieducativa della pena. L'art. 54 dell'ordinamento penitenziario riconosce la liberazione anticipata, ma senza un meccanismo culturale specifico e misurabile come quello brasiliano.
Sul piano criminologico, la produzione della resenha favorisce processi di ricostruzione narrativa del sé che la letteratura sulla desistenza considera centrali nei percorsi di uscita dalle carriere devianti. Restano però criticità legate ai criteri valutativi e alle differenze culturali e linguistiche tra detenuti.
Quattro giorni di pena remessi per ogni libro non risolvono il sovraffollamento carcerario.
Ricordano però una cosa essenziale: la rieducazione funziona solo se smette di essere una parola astratta e diventa un percorso concreto, verificabile, quotidiano.
In Brasile è prevista anche la commissione di valutazione non solo ai fini di sconto della pena, ma anche di selezione di testi che finiranno per essere pubblicati. Una nuova esperienza per il lettore, ma soprattutto per chi sa di essere letto.

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SOTTOTRACCIA- Quello che chiedo sempre ai miei studentiSe vi chiedessi qual è il Paese più sicuro d'Europa per il rischi...
19/05/2026

SOTTOTRACCIA- Quello che chiedo sempre ai miei studenti

Se vi chiedessi qual è il Paese più sicuro d'Europa per il rischio di essere uccisi, cosa rispondereste? Svezia, Norvegia, Svizzera?
Sbagliato, o quasi. È l'Italia. Nel 2022 abbiamo registrato 0,55 omicidi ogni centomila abitanti; più di noi, solo la Svizzera. In Francia gli omicidi sono più del doppio dei nostri, in Germania quasi il doppio. Lo dicono Eurostat e Istat, non un sondaggio da bar.
E però, se uscite di casa e chiedete alla prima persona che incontrate se l'Italia è più sicura o meno sicura di dieci anni fa, vi sentirete rispondere quasi sempre la stessa cosa: peggio, molto peggio. La paura cresce, l'insicurezza cresce, "non si può più uscire la sera". Tutto vero come sensazione, tutto falso come dato.
La paura non è il termometro del pericolo reale. La paura è un'altra cosa; nasce da quello che vediamo ogni giorno per strada, dalla periferia che si degrada, dal volto della marginalità che diventa sempre più visibile. Nasce dai telegiornali che aprono ogni sera con un'aggressione, da un social che vi mostra in dieci secondi una rissa filmata col telefono, da una politica che ha capito che spaventare conviene; il consenso si raccoglie meglio sulla paura che sulla speranza.
Il risultato è un Paese che si racconta più pericoloso di quanto sia. E le conseguenze non sono astratte. Significa leggi scritte per calmare l'ansia invece che per risolvere i problemi; significa risorse spese dove si vede il disagio, non dove il crimine c'è davvero; significa una generazione, la vostra, che cresce convinta di vivere in una giungla che, statisticamente, non esiste.
Attenzione, non sto dicendo che vada tutto bene. I problemi ci sono; violenza sulle donne, criminalità organizzata, truffe online che esplodono. Sto dicendo un'altra cosa, più semplice e più importante: prima di avere paura, guardate i numeri. Prima di credere a chi vi grida che il mondo sta crollando, chiedetevi chi guadagna dal vostro spavento.
Un Paese è più facile da governare con la pancia che con la testa.
Restiamo lucidi!

10/05/2026

Eccoci qua
-dal web-

Quando un Paese ammette di aver sbagliatoLa Svezia, il Paese che da sempre ci viene raccontato come il più avanzato d'Eu...
09/05/2026

Quando un Paese ammette di aver sbagliato

La Svezia, il Paese che da sempre ci viene raccontato come il più avanzato d'Europa, il più moderno, il più digitale, sta togliendo i tablet dalle scuole e ci sta rimettendo i libri di carta, le penne, i quaderni; gli stessi che usavamo noi quando andavamo a scuola. E lo sta facendo con un investimento di più di duecento milioni di euro, perché ha capito che qualcosa non funzionava più. Si è notato che i bambini non riuscivano più a leggere come prima; non riuscivano più a stare attenti; non riuscivano più a ricordare quello che leggevano. Si è capito che lo schermo ti fa scorrere veloci sulle parole senza mai fermarsi davvero, e alla fine quelle parole non lasciano niente. La carta, invece, ti costringe a rallentare, ti costringe a tornare indietro quando non hai capito, ti costringe a tenere il segno con il dito; e quel rallentare, che a noi sembra una perdita di tempo, è il momento in cui il cervello davvero impara qualcosa.
Se ci pensiamo un attimo, una persona che non sa leggere davvero, che scivola sulle parole senza afferrarle, non è solo una persona che ha studiato poco; è una persona che si troverà sempre un passo indietro rispetto agli altri. Non capirà bene il contratto che firma, non capirà cosa dice la lettera dell'avvocato, non capirà del tutto le istruzioni della medicina che prende ogni giorno; e quando non capisci, qualcun altro capisce per te, e di solito non lo fa per il tuo bene. È così che cominciano molte storie di persone imbrogliate, ingannate, finite dentro situazioni che non avevano scelto e da cui non sanno più uscire. Non è solo una questione di scuola, insomma; è una questione di libertà, di poter decidere della propria vita con la propria testa. E gli svedesi questo lo hanno capito prima, ancora una volta prima di tutti; anche prima di noi.

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SOTTOTRACCIA — Attrazioni criminali nella fabbrica del consenso Il 29 aprile 2026 la Procura di Pavia ha indicato Andrea...
01/05/2026

SOTTOTRACCIA — Attrazioni criminali nella fabbrica del consenso

Il 29 aprile 2026 la Procura di Pavia ha indicato Andrea Sempio come unico autore dell'omicidio di Chiara Poggi. Diciotto anni dopo, l'inchiesta riparte. Conviene allora fermarsi a guardare da dove arrivano questi diciotto anni di confusione.
Quella mattina di agosto, nella villetta di via Pascoli, sono entrate venticinque persone senza calzari né guanti. Il pubblico ministero, alla fine, ha dovuto sequestrare le scarpe a tutti. Un carabiniere, durante il primo sopralluogo, ha girato il ca****re di Chiara per esaminarlo: la spalla della ragazza ha toccato il sangue sul pavimento, e le impronte digitali che l'assassino aveva lasciato sul pigiama sono diventate inutilizzabili per sempre. Il DNA repertato su una garza dell'autopsia è risultato, anni dopo, riconducibile a contaminazione con un altro ca****re esaminato nello stesso periodo. Un gatto si muoveva libero per la casa mentre si facevano i rilievi. Il telefonino di Chiara dimenticato in un cassetto. E tanto altro, per una scena del crimine compromessa fin dalla prima ora.
Nel frattempo, cominciava il processo mediatico. Già nell'ottobre 2007, due mesi dopo il delitto, lo scrittore Massimo Carlotto scriveva un articolo intitolato "Attrazioni criminali nella fabbrica del consenso", in cui denunciava il meccanismo degli "esperti trasversali alle reti, chiamati a dare autorevolezza ai soliti luoghi comuni". Nel frattempo il fenomeno è cresciuto sempre di più. Il caso Garlasco ha consacrato la figura del criminologo, del medico legale, dell'ex magistrato che commenta in diretta e dei super esperti inossidabili. Tuttavia, pare che la giustizia vera abbia riaperto le indagini lavorando con criterio e siamo certi che lo farà con la lentezza e la cautela che il caso richiede. Parallelamente, alla luce delle nuove indagini, anche il mainstream ha dato fiato alle trombe a reti unificate. Chissà, se chi ha riempito gli studi per diciotto anni, dissertando sul caso con certezza divina, avrà l'onestà di riconoscere la propria "fretta"o passerà al titolo successivo.

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SOTTOTRACCIA — Il volto che alleggerisce la penaNel 1974 uno psicologo di Toronto, Michael Efran, ha effettuato un esper...
22/04/2026

SOTTOTRACCIA — Il volto che alleggerisce la pena

Nel 1974 uno psicologo di Toronto, Michael Efran, ha effettuato un esperimento. Ha dato a un gruppo di studenti lo stesso fascicolo di un caso penale simulato - stesso reato, stessi indizi, stessa storia - cambiando soltanto la foto allegata. Gli imputati considerati più belli hanno ricevuto giudizi di colpevolezza meno sicuri e pene raccomandate più lievi. Sei anni dopo un ricercatore di nome John Stewart è uscito dal laboratorio, in Pennsylvania, ha osservato settantaquattro processi veri e ha misurato la stessa cosa. Uno studio del 1975 di Sigall e Ostrove, invece ha mostrato che quando il reato ha a che fare con l'aspetto - una truffa sentimentale, una seduzione usata come arma - l'effetto si rovescia, e la bellezza pesa in senso contrario. Il meccanismo non dice in assoluto "i belli assolti, i brutti condannati". Dice qualcosa di più sottile. Renato Vallanzasca, ad esempio, è stato condannato a quattro ergastoli per una lunga serie di reati, tra cui omicidi e sequestri. È anche considerato il bandito più bello della cronaca italiana degli anni settanta; occhi chiari, sorriso, una fisicità che fece innamorare persino il suo avvocato. Lo ha interpretato Kim Rossi Stuart, ci sono libri, una certa "fascinazione residua" lo accompagna ancora. La faccia, in quel caso, ha lavorato in positivo per lui, nonostante la sua biografia criminale. Pietro Pacciani è il contrario. Corporatura tozza, sguardo duro, fotografie che negli anni novanta hanno occupato tutti i telegiornali. Condannato in primo grado nel 1994 per sette dei duplici omicidi del Mostro di Firenze; assolto in appello nel 1996 per insufficienza di prove. La Cassazione annullò l'assoluzione e dispose un nuovo processo, ma morì nel 1998, prima che si celebrasse. Pietro Pacciani non è mai stato condannato in via definitiva, eppure, a trent'anni di distanza, per tutti, il suo volto è quello del Mostro di Firenze. Secondo questo studio, che sembra riabilitare il Lombroso, c'è una sentenza scritta nei fascicoli e ce n'è una scritta nelle facce.
La prima si può ribaltare in appello. La seconda no.

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