15/06/2026
Ancora nel nostro paese chiedere e ottenere che venga applicata la legge viene vista come polemica.
Non si placa la polemica clericale per lo stop alla visita scolastica per venerare la reliquia di sant’Agata a Zafferana Etnea dopo la diffida dell’Uaar. Di recente un gruppo di persone ha scritto una lettera di protesta, pubblicata su La Sicilia. Una lettera che ripropone luoghi comuni e vittimismo cari al clericalismo nostrano.
Prima di tutto non c'è alcuna pretesa di confinare in ambito «esclusivamente privato» la religione, dato che la sua manifestazione – garantita dalla Costituzione – è libera e molto diffusa in ambito pubblico. Quello che succede in Italia purtroppo è proprio l’opposto: è l’invadenza confessionalista che straborda spesso in tutti gli ambiti istituzionali, come avviene nel caso delle scuole, con la scusa dell’identità e della tradizione.
Rimane un mistero della fede come impedire semplicemente che si svolgano atti di culto in ambito scolastico sia una «ferita per la comunità etnea», quando si può tranquillamente venerare la reliquia di sant’Agata in qualsiasi altro momento.
Da poveri di spirito sorvoliamo sulla pretesa fideistica che il «velo della martire» sia l’originale della presunta vittima di persecuzioni del III secolo e che abbia in maniera portentosa fermato le colate laviche delle eruzioni dell’Etna come un «vero scudo», come sorvoliamo pure sulla trita lamentazione che ci accusa di essere anticattolici e anticristiani.
Merita qualche puntino sulle i l’insinuazione di avere «scarsa attenzione, se non una consapevole complicità» verso le visite in moschea da parte di scolaresche e chiusura per le feste del Ramadan nelle scuole, dato che è un refrain del vittimismo cattolico. L’Uaar infatti, al di là dei lambiccamenti strumentali sulla differenza tra “laicità” e “laicismo”, contesta tutte le forme di invadenza confessionalista, quindi anche quelle islamiche. Tra parentesi sosteniamo i diritti degli apostati dall’islam, oggetto di persecuzione nei Paesi a maggioranza musulmana. Infatti abbiamo contestato anche le concessioni di aule per la preghiera del Ramadan in orario scolastico. O le visite in moschea che con pretese “culturali” promuovono un'idea accomodante dell’islam (tra l’altro organizzate spesso proprio dagli insegnanti di religione cattolica e caldeggiate dai loro vescovi per giustificare il proprio clericalismo).Quindi certe lagnanze dovrebbero prima di tutto essere rivolte al proprio clero di riferimento e non agli atei brutti e cattivi. Se i pii cristiani vengono a sapere in anticipo di atti di culto islamici in orario scolastico disposti dalle scuole possono infatti segnalarli.👇
https://www.uaar.it/laicita/visite-pastorali/