18/06/2026
Il Pride non può essere ridotto a una semplice ricorrenza: per chi studia il diritto, è il momento di tracciare un bilancio critico sullo stato della nostra democrazia.
L’attualità recente ci mostra un Paese a due velocità. Da un lato, la spinta della Corte Costituzionale con le sentenze 68/2025 (doppia maternità) e 33/2025 (adozioni ai single) che scardinano l’anacronistico impianto della “famiglia tradizionale”. Dall’altro, un Parlamento paralizzato dall’opportunismo elettorale e un dibattito pubblico inquinato dalle provocazioni ideologiche alla Vannacci.
Il dato tecnico è evidente: siamo davanti a una costante supplenza giudiziaria. I diritti dei cittadini vengono riconosciuti nelle aule di tribunale e non nell’aula parlamentare. Persino le tutele del Ddl Zan, affossate in Senato, stanno per essere imposte all’Italia per via sovranazionale tramite le recenti direttive dell’Unione Europea sui crimini d’odio.
Come studenti di giurisprudenza, non possiamo limitarci a osservare.
Analizziamo i testi, denunciamo le asimmetrie (come la persistente esclusione dei padri gay) e pretendiamo che la politica si assuma la responsabilità delle proprie scelte.
L’appuntamento è in piazza il 20 Giugno, per un Pride che sia analisi, critica e pretesa di civiltà giuridica. ☀️