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La storica fucina di archeologhe ed archeologi d’Italia rischia una clamorosa sospensione di ogni attività, senza alcuna garanzia di ripresa. La Sapienza, Università di Roma, prevede di riconvertire in alloggi per studenti l’edificio di Via Palestro 63, sede delle missioni archeologiche in Italia, Malta, Sahara libico, Etiopia, Egitto, Giordania, Siria, Palestin
a, Iraq, Turchia, che rendono fama e rispetto mondiale alla ricerca italiana. L’iniziativa risulta scioccante nelle conseguenze: professori e studenti saranno di fatto costretti ad impacchettare libri, archivi e materiali archeologici provenienti da Europa, Asia ed Africa, fino a data da destinarsi. Le tavolette di Ebla saranno forse messe “al sicuro”, insieme al resto di manufatti, foto ed archivi. Chi farà parlare quei materiali, chiusi in scatole di cartone e, soprattutto, dove? Per quanto tempo verranno sospese le attività didattiche e la ricerca, in attesa di una nuova sede? Dove andranno a finire i nostri libri, le nostre aule, la nostra formazione? Che fine farà la tanto sbandierata ECCELLENZA? In mancanza di tempi e spazi certi, la sinergia fortunata che ha indiscutibilmente prodotto eccellenti risultati in archeologia e cooperazione culturale rischia di essere soffocata.