31/03/2022
As soon there is a fire we run
Siamo gli studenti e le studentesse dell’Università La Sapienza di Roma.
Dopo due anni di pandemia da Covid-19 in cui abbiamo affrontato le conseguenze umane e sociali della crisi sanitaria il disastro bellico si abbatte su di noi. Abbiamo sentito la necessità di prendere posizione e di occupare la Facoltà di Lettere.
Il nostro pacifismo non può identificarsi con il posizionamento ipocrita delle istituzioni accademiche che affiggono bandiere della pace mentre rinnovano contratti con aziende produttrice di armi come la Leonardo spa. Nè con la finta “pace" dei nostri governi basata sull’aumento delle spese militari e sul continuo invio di armi sul fronte ucraino.
Per noi oggi essere dei pacifisti vuol dire sviluppare strategie di lotta e di opposizione alle guerre imperialiste a partire dalle condizioni materiali che causano questi conflitti e identificarne i responsabili.
Le vittime delle guerre sono sempre i popoli che, in questo conflitto deflagrato con l’invasione russa dell’Ucraina, pagano con la loro vita gli interessi economici e politici del governo russo, di quello ucraino e di quelli dei vari paesi UE e NATO, che con la globale corsa agli armamenti e la progressiva espansione ad Est dell’Alleanza Atlantica ci stanno spingendo verso il baratro di una guerra mondiale. Per questo, noi ci schieriamo dalla parte delle mobilitazioni della popolazione russa e delle femministe russe che al grido strike the war scendono in piazza sfidando la repressione per opporsi alle politiche imperialiste di Putin. Allo stesso modo, ci schieriamo dalla parte della popolazione civile ucraina che si trova sotto le bombe.
Occupare significa anche discutere, pensare ed agire collettivamente. Tutto questo è stato fortemente limitato da misure repressive, che in Sapienza hanno visto un massiccio controllo delle entrate, limitate solo a chi è iscritto ed anche in questo caso solo tramite prenotazioni che molte volte hanno lasciato fuori dalle mura dell’ateneo studenti e studentesse.
L'università pubblica al momento non lo è più, e se prima la società civile poteva partecipare senza limitazioni e liberamente alla creazione del sapere, ora tutto questo non è possibile.
Ci stiamo riappropriando dei nostri spazi, e stiamo chiedendo a gran voce che l'accesso alla nostra università torni libero e pubblico, come i nostri saperi, che non devono essere influenzati da aziende guerrafondaie che influenzano la didattica.
La nostra generazione, a cui era stato promesso un futuro di prosperità e crescita, è stata profondamente colpita dalla crisi economica, dalla crisi climatica, dalla pandemia, e infine dalla guerra. Per questo ci sentiamo derubat* del nostro futuro. Questa occupazione vuole parlare di questa condizione generazionale, e a partire dai luoghi del sapere proporre un’alternativa alla polarizzazione forzata del dibattito che cancella tutta la complessità del momento storico che stiamo vivendo.
L’assemblea degli e delle occupanti chiede:
- L’immediata interruzione degli accordi dell’Università con le imprese che producono armi e traggono profitti dai vari conflitti nel mondo.
- L’immediata interruzione dei programmi di collaborazione dell’Università con le forze armate e con la NATO
- L’immediato ritiro delle misure di aumento dei fondi per le spese militari previste dal governo Draghi e la riallocazione di queste risorse sull’istruzione, sul welfare, sulla sanità e sul contrasto alla crisi climatica
- L’immediata chiusura delle basi militari della NATO in Italia
- L’immediato stop all’invio di armamenti e attrezzature belliche da parte di Italia e Unione Europea in Ucraina, per favorire una risoluzione diplomatica del conflitto in corso.