02/09/2026
L'antifascismo non è terrorismo
# # Appello del mondo accademico italiano in sostegno di Autistici/Inventati e contro la criminalizzazione dell'antifascismo
Noi, docenti, ricercatrici, ricercatori e persone che lavorano nel mondo dell'università, della ricerca e della cultura, esprimiamo la nostra solidarietà al collettivo Autistici/Inventati e la nostra profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in queste settimane.
Il 26 agosto 2026 l'amministrazione degli Stati Uniti ha designato Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist (SDGT), sottoponendo un collettivo italiano attivo da venticinque anni nel campo dei diritti digitali, della privacy e della libera comunicazione al regime statunitense delle sanzioni antiterrorismo.
Non siamo di fronte soltanto a un provvedimento amministrativo statunitense. E non siamo di fronte soltanto a una vicenda che riguarda Autistici/Inventati.
Gli effetti della decisione di Washington hanno rapidamente attraversato i confini degli Stati Uniti. Il dominio autistici.org è diventato irraggiungibile, rendendo temporaneamente inaccessibili servizi utilizzati da migliaia di persone e realtà associative; il conto PayPal destinato alle donazioni è stato bloccato e anche il rapporto con Banca Etica è stato messo in discussione.
Una decisione politica assunta da un governo straniero ha quindi prodotto conseguenze concrete sulla possibilità di comunicare, organizzarsi e sostenere economicamente un'infrastruttura digitale che opera in Italia e in Europa. È un precedente che dovrebbe preoccuparci tutte e tutti.
Autistici/Inventati non è soltanto un sito internet. Dal 2001 costruisce e mantiene infrastrutture digitali indipendenti, mettendo a disposizione posta elettronica, mailing list, blog, hosting e strumenti pensati per permettere a persone, associazioni, collettivi e movimenti di comunicare tutelando la propria privacy e i propri dati.
Colpire Autistici/Inventati significa quindi colpire anche un'idea: che sia possibile esercitare una forma di autodeterminazione e di autotutela nell'utilizzo degli strumenti digitali.
In un'epoca nella quale una parte crescente delle nostre relazioni e della nostra vita politica passa attraverso infrastrutture controllate da grandi società private, costruire strumenti autonomi, decentralizzati e non commerciali non rappresenta una minaccia alla democrazia. La tutela della privacy non è clandestinità. La crittografia non è terrorismo. Sottrarre le proprie comunicazioni alla profilazione commerciale e alla sorveglianza indiscriminata non può diventare un indizio di colpevolezza.
Allo stesso modo, confondere la fornitura di un'infrastruttura di comunicazione con le eventuali responsabilità di chi la utilizza introduce un principio pericoloso: attribuire al gestore di uno spazio comunicativo la responsabilità politica o penale delle attività e delle idee di chi vi accede.
La decisione contro Autistici/Inventati arriva inoltre dentro una più ampia offensiva politica e culturale dell'amministrazione Trump contro l'antifascismo. L'utilizzo sempre più esteso della categoria di “terrorismo” per descrivere movimenti, reti, persone e infrastrutture riconducibili all'area antifascista rischia di trasformare un'identità e una cultura politica in un indicatore di pericolosità.
In Europa avevamo già visto segnali inquietanti. Il processo di Budapest contro militanti antifascisti provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Ilaria Salis, Maja T., Gino e altre e altri, ha mostrato quanto la repressione dell'antifascismo possa assumere una dimensione transnazionale. Oggi assistiamo a un ulteriore salto di qualità.
La designazione di Autistici/Inventati offre infatti l'occasione per andare oltre il collettivo stesso: colpire spazi di organizzazione politica e sociale, costruire associazioni tra realtà differenti e alimentare una più generale campagna di criminalizzazione del dissenso.
In Italia questo processo è già visibile.
Una parte della stampa di destra ha trasformato in pochi giorni la vicenda di Autistici/Inventati in una campagna nella quale ricorrono ossessivamente parole come “terrorismo”, “eversione”, “estremismo”, “fiancheggiamento”. Termini dalla straordinaria gravità storica e giuridica vengono utilizzati non soltanto per descrivere eventuali condotte, ma ambienti politici, relazioni e percorsi personali.
È dentro questa costruzione che si inserisce l'attacco mediatico contro Paolo De Rosa, informatico che ha lavorato per istituzioni italiane ed europee e che ha partecipato alla storia dell'infrastruttura di Autistici/Inventati. La sua figura è stata utilizzata per costruire una catena di associazioni nella quale la partecipazione a un progetto digitale, le relazioni politiche e professionali e la vicinanza a determinati ambienti diventano elementi attraverso i quali evocare continuamente terrorismo ed eversione. Alla campagna mediatica si è rapidamente affiancata quella politica, con iniziative e interrogazioni annunciate anche da esponenti della maggioranza di governo.
E’ anche la progressiva dilatazione delle categorie di “terrorismo” ed “eversione” a preoccuparci. Una decisione amministrativa assunta dal governo degli Stati Uniti viene trattata come se costituisse una sentenza pronunciata anche in Italia. Da quella decisione si procede per associazioni successive: da Autistici/Inventati alle persone che hanno contribuito alla sua infrastruttura; da queste alle organizzazioni politiche e sociali con cui hanno avuto rapporti; fino agli spazi nei quali il dissenso e il conflitto sociale si organizzano.
Il rischio è che “terrorismo” ed “eversione” smettano progressivamente di descrivere condotte determinate e diventino strumenti politici capaci di produrre sospetto, isolamento e delegittimazione.
La libertà di espressione, del resto, non esiste in astratto. Ha bisogno di luoghi, strumenti e infrastrutture attraverso cui esercitarsi. Vale per un giornale, per un'università, per un'associazione, per uno spazio sociale e vale, oggi più che mai, per le infrastrutture digitali. Colpire gli strumenti attraverso i quali una comunità comunica può diventare un modo estremamente efficace per colpire quella comunità senza doverne formalmente vietare l'esistenza.
Per il mondo dell'università e della ricerca questo non è un problema lontano. La libertà accademica si fonda anche sulla possibilità di studiare, incontrare, intervistare, ospitare, discutere e mantenere relazioni con soggetti controversi senza che la relazione, la ricerca o la condivisione di uno spazio di comunicazione diventino automaticamente prove di complicità politica o penale.
Domini, sistemi di pagamento, servizi finanziari e infrastrutture digitali sono concentrati nelle mani di pochi soggetti privati, molti dei quali sottoposti direttamente o indirettamente alla giurisdizione statunitense. Una decisione politica presa a Washington può così tradursi, senza una sentenza di un tribunale italiano o europeo, nella sostanziale esclusione di un soggetto italiano da pezzi fondamentali della vita economica e digitale.
È un problema di libertà ed è un problema di sovranità democratica. Per questo chiediamo al Governo italiano e alle istituzioni dell'Unione europea di chiarire la propria posizione sulla designazione statunitense di Autistici/Inventati e di intervenire affinché decisioni unilaterali di un Paese terzo non possano produrre automaticamente conseguenze sulla libertà di comunicazione, sull'accesso ai servizi digitali e sui rapporti economici di soggetti che operano legalmente nell'Unione europea.
Chiediamo alle università, ai centri di ricerca, alle comunità scientifiche e alle istituzioni culturali di non rimanere in silenzio e di difendere la libertà di espressione, il diritto alla privacy e all'autotutela digitale, l'esistenza di infrastrutture indipendenti e il diritto delle persone a organizzarsi e comunicare.
E chiediamo di respingere il tentativo di utilizzare la categoria del terrorismo per costruire una campagna di criminalizzazione dell'antifascismo e, attraverso di esso, degli spazi del dissenso e del conflitto sociale.
L'Italia possiede una storia che dovrebbe renderci particolarmente vigili. Il terrorismo neofascista, le stragi di Stato e la strategia della tensione hanno insanguinato la storia della Repubblica. L'antifascismo, al contrario, appartiene alle radici storiche e costituzionali della nostra democrazia ed è emblema di libertà.
Riscrivere questa storia, trasformando l'antifascismo da fondamento democratico in categoria sospetta, significa restringere lo spazio democratico del presente.
Per questo difendere oggi Autistici/Inventati significa difendere la possibilità di comunicare liberamente, il diritto di costruire strumenti digitali autonomi e di proteggere le proprie comunicazioni, gli spazi nei quali il dissenso può esprimersi e organizzarsi.
Significa rifiutare che una persona possa essere trasformata in terrorista per prossimità, relazione o appartenenza politica.
Significa affermare che il vocabolario della guerra al terrorismo non può essere utilizzato per ridefinire progressivamente l'antifascismo, il conflitto sociale e il dissenso come problemi di sicurezza.
**La privacy non è terrorismo.
Il dissenso non è terrorismo.
Organizzarsi non è terrorismo.
L'antifascismo non è terrorismo.**
chi volesse firmare può mandare una mail a andrea.cegna[at]inventati.org