05/06/2026
Seminare Idee Festival (II edizione)
Prato, 5-7 giugno
Tre giornate di incontri, dialoghi e conferenze spettacolo. Grandi nomi della cultura, della scienza e delle arti si ritroveranno a Prato dal 5 al 7 giugno. Il tema della seconda edizione e desiderio.
“Esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni passate e la nostra. Noi siamo stati attesi sulla terra.” Queste parole di Walter Benjamin parlano di desiderio, del desiderio profondo che attraversa il tempo e lega le generazioni. Noi siamo il frutto del desiderio di chi ci ha attesi, e a nostra volta desideriamo chi sarà. In questa attesa amorevole, in questo sapersi attesi e attendere, è annidata l’anima calda e generosa della vita, in tutte le sue forme. Anche questo Festival è espressione di attesa e desiderio: così è nato e così intende continuare ad esistere. Custodisce in se stesso un desiderio di cura e di futuro, un’immagine buona che ci rende migliori, come singoli e come comunità. Non è più tempo di chiudersi nel cerchio stretto della paura, né di sentirsi relegati nell’impotenza. È tempo di uscire, ascoltare quello che il tempo – non solo il tempo presente, ma ogni tempo – ha da dirci e respirare insieme l’aria di una ritrovata, comune umanità. È tempo di guardare in alto. Le stelle nascoste nella parola “desiderio” sono fatte della nostra materia – come ci insegnava Margherita Hack – e noi “siamo fatti della stessa materia dei sogni”, come scriveva Shakespeare. Un’unica dolcezza, un unico ardente desiderio lega dunque ogni cosa e ci lega gli uni
agli altri. L’augurio è che questo Festival sia l’occasione per lasciarsi sfiorare, tutti insieme, da questo comune e insopprimibile soffio di vita, per avvertire la grandezza, la dolcezza e il valore dei nostri desideri.
Tra gli appuntamenti
6 giugno, Chiostro San Domenico, h. 16.30
Maurizio Ferraris, L’Eros (non) è morto
Uno dei libri meno conosciuti di Umberto Eco è Sette anni di desiderio. Cronache 1977-1983. Aveva colto all’epoca una ossessione per il desiderio come categoria culturale. Mezzo secolo dopo il filosofo Byung-Chul Han, da Ferraris considerato “uno iettatore pubblico”, proclama che l’Eros è in agonia. Ma siamo sicuri che sia così? Oggi non si desidera meno che cinquant’anni fa, ma i codici sono cambiati. Se c’è una cosa che non ci abbandona mai, dalla nascita alla morte, è proprio il desiderio, non è un sovrappiù culturale che può svanire come una moda. La mente non galleggia sopra la carne: emerge da un organismo vulnerabile, esposto, mancante. Proprio questa mancanza distingue l’anima dall’automa. L’automa può calcolare, ottimizzare, riprodurre schemi, ma non patisce la distanza fra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Il bisogno è la forma elementare di questa apertura e il desiderio ne è la trasfigurazione eccedente, capace di deviare, differire, simbolizzare. Anche quando le piattaforme digitali sembrano saturare ogni attesa con una risposta immediata, non eliminano il desiderio, lo riorganizzano. Finchè c’è un corpo che incomincia nel bisogno e si espone al mondo, c’è un’anima che desidera. Questo è il segno della nostra irriducibilità a macchina.