Censupcom - Centro Superiore delle Comunicazioni -

Censupcom - Centro Superiore delle Comunicazioni - Un luogo di riferimento per coloro che vogliono appropriarsi di una profonda consapevolezza di sé Un attore è un comunicatore per eccellenza.

Il Centro CENSUPCOM opera da oltre venticinque anni nel mondo della formazione professionale ed artistica, dando eccellenza e risultati di una attività svolta con passione e tanta esperienza. Questo Centro rappresenta sul territorio una realtà piuttosto innovativa. Sia negli ambiti artistici, coi corsi di Laura De Biasi, sia in ambito formativo con i percorsi di Alberto Bonizzato e Laura De Biasi,

si trova un approccio speciale, totalmente incentrato sulla persona. Le attività formative sono esclusivamente individuali per offrire il massimo della cura e del risultato. E' noto che un corso individuale mette in luce la qualità e l'esperienza del docente, in quanto durante l'attività l'utente può sondare e testarne l'effettiva preparazione. Nel lavoro faccia a faccia non ci sono vie di fuga se il docente è impreparato. Le normali realtà di formazione non affrontano corsi individuali proprio per questa ragione. Nel ventennio di lavoro sviluppato, le esperienze e le specializzazioni hanno raggiunto livelli importanti, tanto da essere stati apprezzati anche da realtà istituzionali che solitamente non includono formatori privati. A livello artistico diversi centri di alto livello hanno apprezzato il livello formativo offerto da Laura De Biasi nelle aree della recitazione e del doppiaggio. Accademie di Roma, Firenze e Milano hanno espresso positive considerazioni accettando alle selezioni i nostri allievi, oltre che alcuni premi nel doppiaggio. A livello formativo gli imprenditori e i professionisti che hanno frequentato i percorsi hanno avuto importanti benefici lavorativi e aziendali nel complesso. I privati invece, hanno potuto superare le difficoltà di cui soffrivano i limiti. Questa scuola si focalizza sulla comunicazione poiché sia nell'ambito artistico che in quello professionale, saper esprimere ed interpretare la complessa realtà della comunicazione umana offre veramente una grande strumentazione in grado di far emergere le vere doti e potenzialità della persona. Il professionista con una scarsa capacità comunicativa e bassa assertività avrà sempre difficoltà ad ottenere le performance che desidera; non potrà esprimere il suo carisma e divenire un leader autorevole. Un individuo consapevole delle sue capacità strumentali del comunicare può ottenere risultati straordinari, a prescindere dal contesto in cui opera. Ogni azione e pensiero si traduce in un sistema di evocazioni che emozionano e portano il pubblico alla catarsi e al coinvolgimento emozionale più profondo. Non basta il testo, non basta la regia, ci vuole una forte conoscenza delle proprie specifiche doti nel modo di esprimersi, nella consapevolezza di quali corde espressive si stanno usando. La creatività è un potenziale che diviene realtà solamente quando l'attore o il doppiatore sono nettamente lucidi nella scelta delle azioni espressive.

Il funzionamento mente e come leggerlo davveroDi Alberto Bonizzato Behavioral CoachQuando una persona dice: "so che mi f...
18/06/2026

Il funzionamento mente e come leggerlo davvero

Di Alberto Bonizzato Behavioral Coach

Quando una persona dice: "so che mi fa stare male, ma continuo a rifarlo", sta già descrivendo il funzionamento mente meglio di molte spiegazioni correnti. Il punto non è la mancanza di volontà, né un difetto morale (https://www.non-psicologica.org/la-morale-e-la-mente.html). Il punto è che la mente non opera come un tribunale interiore che pondera decide in modo neutro e oggettivo, ma come una struttura che fa previsioni continue, organizza risposte e adattamenti sulla base di matrici già registrate nell'infanzia.

Questa premessa cambia tutto. Se osservi la mente come un sistema meccanico, smetti di trattare il tuo comportamento come un mistero personale e inizi a leggerlo come un effetto. Non un effetto casuale, ma il risultato coerente di un funzionamento preciso e identificabile, che oggi conosciamo e siamo in grado farti capire e modificare.

# # Che cos'è il funzionamento della mente

Parlare di funzionamento mente significa spostare lo sguardo dal contenuto/risultato al meccanismo che lo produce. La maggior parte delle persone resta intrappolata nei contenuti: quello che prova, quello che pensa, quello che è accaduto. Ma il contenuto, da solo, spiega poco. Due individui possono vivere un evento simile e produrre organizzazioni interiori completamente diverse, come mai? Che cosa regola le due tipologie di reazione alla stessa situazione?

Ciò che conta è la struttura con cui quell'evento viene pre-condizionato e registrato, associato e trasformato in criterio di lettura delle cose che accadono. La mente, in questa prospettiva, non è un deposito di emozioni sparse. È un apparato funzionale che apprende per adattamento, [costruisce automatismi](https://www.non-psicologica.org/cinetica-del-modello-emotivo.html) e tende a ripetere ciò che ha identificato come utile alla omeostasi relazionale ed emotiva.

Per questo molti comportamenti sembrano illogici, ma solo in superficie. In profondità rispondono a una logica antica, spesso efficace nel contesto in cui si è formata, ma spesso disfunzionale nel presente.

# # Il funzionamento della mente non è democratico

Uno degli errori più diffusi è immaginare la mente come uno spazio governato dalla parte razionale. Non è così. La parte cosciente arriva spesso/sempre dopo, con il compito di giustificare, ordinare e raccontare decisioni che sono già state orientate da sistemi automatici molto più profondi e soprattutto predittivi.

Questo non significa che la ragione non conti. Significa che, da sola, conta meno di quanto si voglia credere. Se una matrice emotiva associa vicinanza ad invasione, esposizione a pericolo, autonomia a perdita del legame, il soggetto potrà formulare pensieri sofisticati, ma tenderà comunque a muoversi dentro quel tracciato.

Ecco perché la semplice consapevolezza cognitiva raramente è sufficiente a farci modificare le cose che non ci piacciono. Capire non equivale a modificare. Finché non si osserva la regola di funzionamento che produce una certa ripetizione, il comportamento continuerà a rigenerarsi con forme diverse, e osservare non significa valutare o giudicare, bensì prendere nota e riflettere.

# # # Automatismi, identità e continuità

La mente tende alla continuità, non alla verità. Questo è un passaggio difficile ma decisivo. Essa mantiene ciò che rende prevedibile il sistema della nostra vita, anche quando genera sofferenza. Non perché si ami il dolore, ma perché non è programmata per sviluppare assetti interiori che non ha esperito.

L'identità, allora, non è soltanto l'idea che hai di te. È l'insieme delle istruzioni implicite con cui la mente protegge una coerenza interna. Se per anni hai appreso che essere utile garantisce il senso di appartenenza, potresti continuare a sacrificarti anche quando riconosci la sproporzione. Non stai scegliendo liberamente. Stai eseguendo una formula identitaria programmata.

# # Come si formano i meccanismi ripetitivi

Ogni mente costruisce mappe su ogni cosa. Queste mappe non nascono in astratto, ma dentro relazioni, vincoli, premi, esclusioni, aspettative e pressioni ambientali. Il bambino non interpreta teoricamente il contesto ma lo assorbe funzionalmente. Registra che cosa produce vicinanza, che cosa produce distanza, che cosa conviene inibire e che cosa conviene mostrare.

Da qui si formano assetti stabili, non tanto nella loro positività, ma nella loro prevedibilità. Alcuni imparano a monitorare tutto per ridurre l'incertezza. Altri imparano a compiacere. Altri ancora a ritirarsi, anticipare il rifiuto, controllare l'immagine, anestetizzare il sentire. Nessuno di questi movimenti nasce dal nulla. Ognuno è una soluzione appresa in un certo modo e in un preciso contesto.

Il problema arriva quando la soluzione diventa struttura permanente e invece di darci benessere ci mette in sofferenza. A quel punto il soggetto non si adatta più a una situazione. Si adatta a una memoria di situazione, anche quando il contesto attuale è cambiato.

# # # Perché ripeti proprio ciò che ti fa soffrire

La ripetizione non è una condanna metafisica ma una specie di economia del sistema. La mente preferisce percorsi già codificati perché richiedono meno energia interpretativa e offrono una falsa sensazione di controllo. Tecnicamente potremmo fare una metafora per capire meglio: non si può parlare una lingua che non si è appresa. Ergo, similmente, non possiamo cambiare comportamenti con altri che non abbiamo sviluppato.

Se hai imparato presto che l'amore va meritato, potresti essere attratto da relazioni asimmetriche. Se hai interiorizzato che sbagliare espone a svalutazione, potresti rimandare, perfezionare all'infinito o bloccarti. In entrambi i casi non stai "cercando il male". Stai confermando un'organizzazione nota.

Questo è il punto che decolpevolizza senza assolvere in modo infantile. Non sei colpevole del meccanismo, ma sei responsabile della sua osservazione quando inizi a vederlo.

# # Osservare il funzionamento della mente senza moralismo

Gran parte della sofferenza si intensifica quando al meccanismo si aggiunge il giudizio sul meccanismo. Non basta agire automaticamente: ci si accusa (https://www.non-psicologica.org/senso-di-colpa.html) anche per farlo. Così il sistema si duplica. C'è il comportamento ripetitivo e c'è il commento interno che lo trasforma in prova di inadeguatezza.

Una lettura strutturale interrompe questo cortocircuito. Non ti chiede di piacerti di più, ma di leggerti meglio. Non ti invita a raccontarti una storia più benevola, ma a riconoscere la funzione del tuo assetto. Non ti illude di positività estetica e superficiale ma ti porta a mettere le mani nel motore.

Qui il cambiamento diventa più concreto. Quando smetti di interpretare la tua reazione come un difetto del carattere, puoi finalmente domandarti: quale regola sta eseguendo questa parte di me? Quale vantaggio implicito sta tentando di preservare? Quale minaccia presume di evitare?

Sono domande meno consolatorie, ma molto più utili.

# # Capire il profondo non basta, ma è il punto di svolta

Esiste un equivoco diffuso: o si capisce o si agisce. In realtà l'azione senza lettura produce spesso altre forme dello stesso schema. Si cambia contesto, partner, lavoro, stile di vita, ma la matrice resta attiva e ricompone il medesimo conflitto con materiali diversi. Posso fare tutto lo sport che voglio, ma l'ansia permane e negli anni aumenta.

Una comprensione seria del funzionamento della mente non serve a contemplarsi. Serve a interrompere l'illusione che basti la motivazione. La motivazione è fragile se il sistema profondo legge il nuovo assetto come pericoloso, instabile, non garantito.

Per questo il lavoro utile non è combattere il sintomo in modo isolato, ma risalire alla logica che lo sostiene. Quando la logica emerge, la persona smette di identificarsi totalmente con ciò che prova e acquisisce margine di manovra.
# # Una mente leggibile è una mente meno subita

Il vero spartiacque non è sentirsi meglio subito. È smettere di subire la propria organizzazione come fosse un destino. La mente non è un nemico da vincere né un santuario da ascoltare ciecamente. È un sistema. E un sistema, quando viene osservato con precisione, mostra regole, sequenze, ridondanze, punti di leva.

Questa visione non consola, ma restituisce potere reale. Perché dove prima vedevi confusione, inizi a vedere struttura. E quando la struttura appare, anche la possibilità di scelta smette di essere uno slogan e diventa finalmente una competenza.

A chi vive a Verona o nelle province vicine, gli incontri in presenza possono offrire uno spazio di osservazione rigoroso e diretto. Per chi si trova a Milano, Roma, Torino o Bologna, il lavoro da remoto via Zoom, Skype o Whatsapp mantiene la stessa utilità operativa, con il vantaggio della continuità a distanza.

Ti sei mai chiesta perché, nonostante le “buone intenzioni”, finisci sempre nello stesso tipo di rapporto? Più che una s...
18/06/2026

Ti sei mai chiesta perché, nonostante le “buone intenzioni”, finisci sempre nello stesso tipo di rapporto? Più che una sfortuna romantica, spesso è un pattern funzionale: la mente ripropone condizioni familiari, come se stesse ottimizzando qualcosa di nascosto—ansia, controllo, identità, appartenenza. In questo articolo decostruisco l’illusione morale (“dovrei scegliere meglio”) e ti propongo una lettura meccanicistica: cosa si ripete, perché si ripete e come smontare la dinamica alla radice. Se ti interessa la psicologia senza consolazioni e con strumenti interpretativi rigorosi, qui trovi una chiave di lettura che può cambiare il modo in cui osservi te stessa nelle relazioni.

https://www.non-psicologica-blog.it/perche-attraggo-sempre-lo-stesso-rapporto/

Ti hanno mai detto che “la mente funziona così” ma senza davvero spiegare come? L’idea di fondo, qui, è più meccanica e ...
17/06/2026

Ti hanno mai detto che “la mente funziona così” ma senza davvero spiegare come? L’idea di fondo, qui, è più meccanica e meno consolatoria: leggere il funzionamento della mente significa scomporre le illusioni interpretative che trasformano ansia, blocchi e ripetizioni in una storia morale su di te. Quando capisci la logica interna del sistema, smetti di inseguire spiegazioni generiche e inizi a riconoscere i pattern che ti governano. Se vivi sofferenza emotiva o schemi relazionali che tornano sempre, questo approccio ti dà una mappa più rigorosa—senza autoinganni.

https://www.non-psicologica-blog.it/funzionamento-mente-come-leggerlo-davvero/

La dipendenza affettiva non nasce “per amore”, ma come risultato di un sistema psichico che baratta sicurezza interiore ...
17/06/2026

La dipendenza affettiva non nasce “per amore”, ma come risultato di un sistema psichico che baratta sicurezza interiore con conferme esterne. Se continui a scegliere relazioni che ti consumano, il problema non è solo l’altra persona: è la funzione che quella dinamica svolge nella tua mente. In questo articolo smonto le spiegazioni consolatorie e ti porto a leggere i legami come meccanismi—non come verdetti morali—per capire davvero come si innescano e perché si ripetono. È un modo più lucido e operativo di osservare la tua sofferenza, soprattutto se vivi ansia, blocchi o schemi familiari che sembrano inevitabili.

https://www.non-psicologica-blog.it/dipendenza-affettiva-come-nasce/

“Autostima” e “identità reale” vengono spesso trattate come sinonimi, ma non lo sono: una è un programma di valore impos...
17/06/2026

“Autostima” e “identità reale” vengono spesso trattate come sinonimi, ma non lo sono: una è un programma di valore imposto (o richiesto), l’altra riguarda ciò che resta quando smetti di negoziarti. In questo articolo smonto l’idea morale della crescita interiore e la sposto su un piano meccanicistico: come funzionano davvero i segnali che ti spingono ad adattarti, dimostrare e soffrire. Se ti riconosci in ansia, blocchi identitari o ripetizioni relazionali, troverai una lettura più rigorosa e meno consolatoria, utile per capire la matrice—non solo il sintomo—.

https://www.non-psicologica-blog.it/autostima-vs-identita-reale/

16/06/2026

Ti chiedi perché la paura sociale “sembra” irrazionale ma si ripete sempre allo stesso modo? Invece di cercare colpe morali o letture consolatorie, l’articolo smonta l’idea che sia solo ansia personale: la descrive come un meccanismo funzionale, nato da vincoli relazionali e da strategie di controllo diventate automatiche. Ne esce una mappa più lucida: decifrare la paura non per eliminarla a forza, ma per capire a cosa serve e quando. Se vuoi una spiegazione più rigorosa e meno psicologese, questo passaggio vale tutta l’attenzione.

https://www.non-psicologica-blog.it/da-dove-nasce-la-paura-sociale/

Un luogo di riferimento per coloro che vogliono appropriarsi di una profonda consapevolezza di sé

Le reazioni “automatiche” non sono una colpa né un tratto inevitabile: sono un protocollo mentale che si attiva prima de...
16/06/2026

Le reazioni “automatiche” non sono una colpa né un tratto inevitabile: sono un protocollo mentale che si attiva prima della coscienza e poi chiede obbedienza. Invece di cercare motivi morali o spiegazioni consolatorie, imparare a osservarle significa mettere in luce i nessi funzionali tra stimolo, interpretazione e risposta. La mente non è un tribunale: è un sistema che ottimizza—anche quando sbaglia. E quando lo guardi con rigore, i blocchi smettono di sembrare destino e diventano variabili modificabili.

Ti hanno detto che “la conferma esterna” è solo una questione di insicurezza? Forse sì, ma il problema è più meccanico e...
16/06/2026

Ti hanno detto che “la conferma esterna” è solo una questione di insicurezza? Forse sì, ma il problema è più meccanico e più preciso: quando la mente dipende dal giudizio altrui, trasforma ogni scelta in un test di sopravvivenza relazionale, e tu finisci per recitare anziché ascoltare. Uscirne davvero significa smontare l’illusione consolatoria secondo cui basta “volersi bene” o “sentirsi pronti”, per passare invece a una lettura funzionale dei segnali, delle abitudini e delle strategie che ti tengono incastrato. Se ti riconosci in ansia, dipendenze affettive o ripetizioni di copioni familiari, questo articolo ti offre una chiave rigorosa per cambiare da dentro.

https://www.non-psicologica-blog.it/come-uscire-dalla-conferma-esterna/

Ti hanno mai detto che “l’identità seduttiva” è solo charme o manipolazione? L’articolo smonta questa narrativa romantic...
15/06/2026

Ti hanno mai detto che “l’identità seduttiva” è solo charme o manipolazione? L’articolo smonta questa narrativa romantica e la tratta come un meccanismo funzionale: una configurazione della mente che usa la relazione per regolare controllo, bisogno e appartenenza. Ne esce una lettura meno consolatoria e molto più lucida, utile a chi vuole capire perché alcuni copioni si ripetono e come si costruiscono. Se ti interessa decostruire i riflessi automatici nelle dinamiche affettive, questo è un buon punto di partenza.

https://www.non-psicologica-blog.it/identita-seduttiva-nelle-relazioni/

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