19/05/2026
𝐓𝐡𝐞 𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐒𝐢𝐝𝐞 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐓𝐫𝐞𝐞𝐬
Parliamo di radici. Di quelle sottili, le più sottili, quelle che raramente vediamo ma che possono determinare la vita o la morte di un albero.
Le radici fini (con diametro inferiore a 2 mm) sono la vera interfaccia tra l’albero e il suolo. Non sono semplici canali di assorbimento: sono organi complessi, in continuo rinnovamento, capaci di rispondere allo stress, comunicare con i microrganismi del terreno, regolare la chimica interna della pianta.
La mappa elaborata da McCormack 𝘦𝘵 𝘢𝘭. mostra questa complessità.
Le radici fini vengono studiate secondo dimensioni molto diverse tra loro: la morfologia (lunghezza, diametro, densità dei peli radicali), la fisiologia (uptake dell’acqua e dei nutrienti, conduttività idraulica, risposta agli stress ossidativi), l’anatomia (stele, esodermide, endodermide, spessore della corteccia), la chimica (nutrienti, composti secondari, costi di costruzione), le associazioni microbiche (micorrize, azotofissatori, altri microrganismi rizosferici), l’architettura e la dinamica temporale, cioè produzione, mortalità e fenologia radicale.
Per chi si occupa di alberi in contesti urbani o gestiti, questo ha implicazioni pratiche molto concrete. Compattazione del suolo, impermeabilizzazione, tagli delle radici durante i cantieri, stress idrici ripetuti: tutto quello che accade sotto il manto stradale si riflette su ciò che vediamo in chioma, spesso con anni di ritardo.
Quello che questa mappa schematizza è la complessità di un sistema che cambia continuamente, per ordine radicale, per stagione, per condizione del suolo e che non si esaurisce in una singola misurazione.
Grazie a Patrizio Daina per lo spunto di riflessione.
https://nph.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/nph.14459